Avviso di accertamento esecutivo tari: cosa fare quando ricevi questa comunicazione

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INDICE DEI CONTENUTI
1. Cosa vuol dire avviso di accertamento esecutivo?
2. Cos’è e cosa contiene l’avviso di accertamento esecutivo tari?
3. Quanto tempo si ha per pagare l’avviso di accertamento esecutivo tari
4. Avviso di accertamento esecutivo tari: cosa fare e quale azioni possono essere intraprese
5. Cosa succede se non si paga un avviso di accertamento tari
6. Come possiamo aiutarti a gestire l’avviso di accertamento esecutivo tari


Cosa vuol dire avviso di accertamento esecutivo?

L’accertamento esecutivo è l’atto mediante il quale l’Agenzia delle Entrate rende noto al contribuente che, a seguito di controlli dallo stesso ufficio eseguiti, quest’ultimo è debitore di una determinata somma e lo invita a provvedere al pagamento.

Dal 2011 l’avviso di accertamento è diventato esecutivo con la conseguenza che è sufficiente il trascorrere del termine di sessanta giorni dalla sua notifica per consentire poi all’Agenzia delle Entrate di procedere con il pignoramento.

Ecco quindi che, per semplificare e snellire il procedimento, all’avviso di accertamento viene oggi attribuita non solo la funzione di accertamento, ma anche quella di ruolo esecutivo e di precetto.

Va anche aggiunto, però, che questa procedura semplificata della notifica del solo accertamento esecutivo non è uno strumento di cui l’ente può avvalersi sempre e in ogni caso. Esso inizialmente era limitato al solo accertamento delle imposte sui redditi, IVA, IRAP nonché al connesso provvedimento di applicazione delle sanzioni. Per il recupero di tutti gli altri tributi o le altre entrate tributarie (comprese quelle locali), l’Agenzia avrebbe dovuto procedere seguendo la procedura tradizionale e quindi: notifica avviso di accertamento, in caso di omesso pagamento o di omessa presentazione del ricorso, formazione del ruolo (che ha funzione di titolo esecutivo) e trasmissione all’ente preposto alla riscossione. Oggi quest’ultimo è individuato nell’Agenzia delle Entrate Riscossione (una volta era Equitalia) che ha il compito, una volta ricevuto il ruolo, di procedere alla notifica della cartella di pagamento (che ha funzione di atto di precetto).

Va aggiunto però che con la legge 160 del 2019 il legislatore ha previsto che detta modalità di riscossione coattiva semplificata sia applicata anche per la riscossione dei tributi locali, quali la TARI, che sino a quel momento erano invece esclusi.

L’applicazione dell’istituto anche a questi tributi manifesta la volontà del legislatore di rendere più efficiente il sistema della riscossione dei tributi locali attraverso la riduzione dei passaggi intermedi che sino a quella data avevano caratterizzato il recupero coattivo del credito insoluto.

Cos’è e cosa contiene l’avviso di accertamento esecutivo tari?

L’avviso deve contenere, in linea generale, l’intimazione ad adempiere entro il termine di 60 giorni dalla notifica dell’avviso stesso. Poi, come vedremo, decorsi 30 giorni dal termine ultimo per il pagamento, la “pratica” viene affidata agli enti di riscossione.

Oltre all’intimazione, l’avviso deve contenere a pena di nullità:

  • L’indicazione che esso costituisce titolo esecutivo idoneo ad attivare le procedure esecutive e cautelari per un determinato valore di carico.
  • L’indicazione del soggetto che procederà alla riscossione delle somme richieste, anche ai fini dell’esecuzione forzata, decorsi 30 giorni dal termine ultimo del pagamento.
  • L’indicazione degli oneri e delle spese di riscossione coattiva.

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Quanto tempo si ha per pagare l’avviso di accertamento esecutivo tari

Il termine indicato dall’ente impositore stesso (in caso di Tari è il Comune) è di sessanta giorni dalla notifica dell’avviso stesso.

Avviso di accertamento esecutivo tari: cosa fare e quale azioni possono essere intraprese

Ricevuta la notifica dell’avviso di accertamento il contribuente potrà avviare le seguenti azioni.

Provvedere al pagamento nel termine di 60 giorni dalla sua notifica. In tal modo presta la cd acquiescenza rispetto a quanto riportato nell’avviso stesso, ma beneficia di una riduzione dell’importo dovuto a titolo di sanzione.

Può presentare un’istanza in autotutela all’Ufficio delle Entrate che ha emesso il provvedimento chiedendo l’annullamento dell’atto. Va specificato però che se l’amministrazione non risponde la presentazione dell’istanza non sospende i termini di impugnazione dell’atto e, pertanto, il contribuente per far valere le proprie ragioni dovrà comunque predisporre ricorso.

Può presentare ricorso nel termine di 60 giorni dalla sua notifica.

Può chiedere all’Agenzia delle Entrate, qualora non sia stato in precedenza invitato presso l’ente, di formulare una proposta di accertamento con adesione. In tal caso sempre prestando acquiescenza potrà però beneficiare del fatto che le sanzioni vengono applicate nella misura di 1/3 del minimo previsto dalla legge.

Può chiedere la rateizzazione del pagamento.

Cosa succede se non si paga un avviso di accertamento tari

Al ricevimento della notifica dell’avviso di accertamento, il contribuente ha 60 giorni per provvedere alla liquidazione; se non vi provvede l’avviso diventa “d’ufficio” esecutivo con il solo decorso del termine e l’inadempimento.

Successivamente al decorso di ulteriori 30 giorni dalla scadenza del termine previsto per il pagamento spontaneo, l’Agenzia delle Entrate trasmette l’avviso di accertamento esecutivo agli agenti della riscossione che procedono all’avvio dell’espropriazione forzata. Giova ribadirlo: in caso di avviso di accertamento esecutivo alcuna cartella di pagamento viene notificata.

A seguire, ricevuto l’avviso, l’ente della riscossione, se il credito è inferiore a 10.000,00 euro, comunica al contribuente il fatto che è stato incaricato della riscossione delle somme. Da qui l’ente deve attendere ulteriori 180 giorni prima di procedere con l’espropriazione.

Come possiamo aiutarti a gestire l’avviso di accertamento esecutivo tari

Quando un contribuente riceve la notifica di un avviso di accertamento è importante che non lo trascuri, ma che si rivolga a un professionista affinché lo stesso verifichi la sussistenza di tutti i requisiti previsti dalla normativa. Perché se così non fosse il contribuente può far valere le proprie ragioni già in sede di autotutela e comunque dinanzi al Giudice.

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