Le imprese usano la composizione negoziata per uscire dalla crisi in cui si trovano?

Elisa Boreatti

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Dopo aver scritto vari articoli in tema di composizione negoziata credo sia utile fermarci un attimo e fare il punto della situazione: in che direzione sta andando questo neo istituto? Le imprese a cui è rivolto ne hanno inteso l’effettiva utilità?

Per poter rispondere a tutte queste domande è utile dapprima ricordare il contesto nel quale la composizione si colloca e quindi che essa: 

  • è stata introdotta nel nostro sistema con il DL 118/2021 e il 15.11.2021 è stato il primo giorno in cui è stata resa operativa la piattaforma nazionale presente sui siti delle Camere di Commercio;
  • è un istituto diretto a quelle imprese italiane che “si trovano in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendano possibile la crisi o l’insolvenza”.

Fatta questa doverosa premessa (repetita iuvant!), come rispondere alla domanda iniziale?

Lo si può fare leggendo il lavoro che Unioncamere, per il tramite dell’Osservatorio nazionale sulla composizione negoziata, ha realizzato e che parte proprio dall’analisi della “vita”  dell’istituto dopo i suoi primi sei mesi.

L’Osservatorio segnala che “dopo una prima fase iniziale di stasi, dovuta non solo all’assoluta novità dell’istituto nel panorama normativo italiano, ma soprattutto all’assenza di esperti abilitati a gestire le relative domande, le imprese italiane che si trovano “in condizioni di squilibrio patrimoniale o economico-finanziario che ne rendano probabile la crisi o l’insolvenza” hanno cominciato a presentare gradualmente istanza di accesso all’istituto”. 

Le istanze presentate per il tramite della piattaforma sono 217 e di queste la maggior parte provengono dalla Lombardia, Lazio, Emilia-Romagna, Toscana e Campania e riguardano società che prevalentemente nella forma della s.r.l. (circa il 71%) operano nel settore del commercio all’ingrosso e al dettaglio, seguito dalle attività manifatturiere e dalle costruzioni.

Stando così le cose non ci rimane che segnare in agenda a novembre di leggere la nuova relazione che l’Osservatorio, sulla base dei nuovi dati che andrà ad acquisire nei prossimi mesi, preparerà. 

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