Comprare casa: cosa possono fare i genitori per aiutare i figli (1° parte)

Elisa Boreatti
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I vostri figli vi hanno comunicato che vorrebbero comprare una casa tutta loro.

A questo punto iniziare a pensare a come poterli aiutare. Inizialmente, vengono in mente due soluzioni principali: quella di dare a loro la “liquidità” che gli serve (o quantomeno una parte), oppure acquistare voi la casa per poi trasferirgliela a titolo gratuito.

Dal momento che l’operazione economica è di una certa entità, vi starete anche chiedendo se ci sono altri modi di procedere. Se vi state facendo questa domanda, allora siete “nel posto giusto”. Oggi vi parleremo proprio di questo. Non ci rimane che iniziare.

Affronteremo l’argomento in tre passaggi principali:
1. Regola generale.
2. Contratto a favore di terzo.
3. Contratto per persona da nominare.

La regola generale

Sappiamo che “la regola” vuole che siano proprio le parti che concludono il contratto ad essere poi anche le dirette interessate degli effetti dello stesso. Nel caso di compravendita, questo vuol dire che è l’acquirente a diventare titolare del diritto di proprietà dell’immobile a seguito della stipula del contratto.

Alla regola seguono, però, alcune “varianti” che possono meglio tutelare i diritti delle persone. Ecco quindi, che il legislatore si è preoccupato di introdurre nel nostro ordinamento due figure, quella del “contratto a favore di terzo” e quella del “contratto per persona da nominare”. Vediamole separatamente e vediamo perché potrebbero diventare altre strade da prendere in considerazione per aiutare il proprio figlio.

Il contratto a favore di terzo

La norma del codice civile che ci interessa in proposito è l’art. 1411, che dispone che nel caso di contratto a favore di terzo gli effetti del contratto – ossia l’acquisto della casa nell’ambito del contratto di compravendita – ricadano su un terzo soggetto che non ha partecipato all’atto stesso, che non solo ne beneficia, ma è anche l’unico in grado di poterne esigere l’esecuzione dello stesso. È a favore di questo soggetto terzo che il notaio trascriverà l’atto “contro” il soggetto venditore, presentando ai Registri Immobiliari non solo l’atto concluso, ma anche i dati del beneficiario medesimo

Questo è possibile perché concorrono due aspetti.

Il primo, è che vi sono “altri” due soggetti che hanno concluso il contratto. Il secondo, è che lo stipulante deve indicare nel contratto lo specifico interesse che il contratto che ha concluso deve realizzare.

Badate bene che il terzo, successivamente alla conclusione, non deve “rendere alcuna manifestazione o adesione”. Se lo fa, la sua scelta ha solo la funzione di eliminare la possibilità per lo stipulante di revocare la pattuizione resa in suo favore.

A tal proposito sottolineiamo due aspetti.

Il primo, è che il beneficiario potrebbe comunque rifiutare l’acquisto recandosi dal notaio.

Il secondo, è che il legislatore dà la possibilità allo stipulante di cambiare idea andando a revocare quelle che sono state le sue pattuizioni iniziali. Questo non sarà però più possibile se il beneficiario ha dichiarato di voler accettare.

Ebbene, questa forma di contratto potrebbe essere una valida soluzione per chi vuole aiutare il proprio figlio, se consideriamo che con la stipulazione di un solo atto dinnanzi al notaio (anziché due: compravendita e donazione) è possibile risparmiare tempo e denari.

Si andrebbe, infatti, a stipulare un solo atto sostenendo quindi le spese esclusivamente per questo, quando diversamente si dovrebbe procedere alla stipula di un doppio atto: quello di acquisto dell’immobile a favore del genitore e poi quello di donazione a favore del proprio figlio.

Come, dunque, abbiamo visto, c’è una ulteriore modalità di acquisto rispetto a quelle inizialmente considerate per poter aiutare il proprio figlio.

Continuate a seguirci, perché la prossima settimana vedremo una ulteriore possibilità che potrebbe interessarvi oltre alle tre opzioni oggi analizzate.

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