Debiti tributari: la guida completa

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INDICE DEI CONTENUTI
1. Cosa sono i debiti tributari
2. Quali sono degli esempi di debiti tributari
3. Cosa succede se non si pagano i debiti tributari
4. Quale è la procedura per conoscere i propri debiti tributari
5. Cos’è il certificato unico debiti tributari
6. Come ottenere il certificato unico debiti tributari
7. Come si posso gestire i debiti tributari
8. Come il nostro studio legale può aiutarti a gestire i debiti tributari


ASCOLTA L’INTRODUZIONE


Cosa sono i debiti tributari

I debiti tributari sono i debiti che un soggetto, il contribuente, ha nei confronti di un altro, quali lo Stato o altri enti pubblici come l’INPS.

Il contesto in cui si originano i debiti tributari è quello fiscale, dove lo Stato esegue dei prelievi fiscali. Tuttavia, non va sottaciuto un aspetto di primaria importanza: il nostro sistema tributario individua due tipologie di prelievo che, se non pagati, generano un debito tributario.

Quello a titolo di imposte e quello a titolo di tasse.

Le prime sono prelievi coattivi che lo Stato o altri enti pubblici impongono ai cittadini e alle imprese senza una diretta controprestazione in quanto sono diretti a finanziare i servizi pubblici, come quelli sanitari o dell’istruzione. Detti prelievi, sono parametrati alla loro capacità contributiva e tra questi si annoverano ad esempio Irpef e  Iva.

Le tasse sono sempre prelievi che lo Stato e gli altri enti pubblici impongono ma vengono richiesti al contribuente per la fornitura di un servizio. Si pensi, ad esempio, alla tari o alla tassa pagata per il rilascio del passaporto o ancora per l’occupazione di spazi ed aree pubbliche. Rispetto alle imposte quindi le tasse sono legate alla fruizione di un servizio pubblico da parte del contribuente.

Bisogna prestare poi attenzione ad un altro profilo. Il debito tributario non va confuso o equiparato al debito cd privatistico. È vero che entrambi sono dei debiti ovvero delle somme che un soggetto deve pagare nei confronti di un altro soggetto, ma il primo nasce da un atto unilaterale dello Stato che impone il pagamento di una determinata somma in forza di specifiche leggi fiscali, il secondo deriva da contratti tra privati.

Quali sono degli esempi di debiti tributari

Esempi di debiti tributari sono quelli che derivano dal mancato pagamento delle imposte sul reddito.

Attenzione che all’interno di questa categoria si annoverano poi diverse tipologie a seconda del soggetto che è tenuto al pagamento. Ecco che quindi distinguiamo il debito tributario dovuto per mancato pagamento di:

  • IRPEF. Si versa in questa situazione quando un privato non ha versato l’imposta dovuta con riferimento alla dichiarazione dei suoi redditi.
  • IRES. Si ha quando è una azienda che non ha pagato l’imposta così come dovute tenendo in conto della sue entrate.
  • IVA, ossia, quando un soggetto titolare di partita iva non versa allo Stato l’imposta sul valore aggiunto che egli ha ricevuto dai propri cliente.
  • CONTRIBUTI PREVIDENZIALI. Non va dimenticato infatti che il datore di lavoro deve versare i contributi per i propri dipendenti.
  • IMU, ossia, l’imposta municipale unica che un proprietario di beni immobili deve versare qualora sia proprietario di beni immobili.
  • TARI, che invece è dovuta da un residente o una impresa al Comune per il finanziamento dei servizi di raccolta e smaltimento dei rifiuti.
  • IRAP, ossia, imposta regionale sulle attività produttive.

Poi rientrano nella categoria dei debiti tributari anche il mancato pagamento delle:

  • ADDIZIONALI REGIONALI e COMUNALI ALL’IRPEF in quanto sono somme che ogni – lavoratore al Comune o alla Regione tenuto in conto della propria dichiarazione dei redditi.
  • IMPOSTA DI REGISTRO dovute in caso di compravendita di immobili o di atti giudiziari.
  • IMPOSTA DI SUCCESSIONE che è l’imposta che gli eredi devono sui beni ereditati.

Cosa succede se non si pagano i debiti tributari

Se il contribuente non paga l’imposta o le tasse l’ente impositore notifica al contribuente il così detto avviso di accertamento, che specifica l’importo dovuto, le ragioni e le modalità di pagamento. La notifica è un elemento importante in quanto da essa decorrono non solo i termini per eventuali contestazioni che il contribuente può fare, ma anche perché questi esegua il versamento richiesto. Non ultimo la notifica rileva anche ai fini della interruzione della prescrizione.

Se il contribuente prosegue nell’inadempimento l’ente impositore prosegue con l’iscrizione a ruolo del debito e a seguire il ruolo viene trasmesso all’Agenzia delle Entrate per la Riscossione che emetterà la cartella di pagamento e provvederà alla sua notifica. A differenza dell’avviso di accertamento, la cartella contiene l’intimazione di pagamento anche delle sanzioni e degli interessi nel termine di sessanta giorni.

Se il contribuente non provvede spontaneamente, ADER può avviare delle misure cautelari quali l’iscrizione del fermo amministrativo o l’iscrizione dell’ipoteca.

A seguire l’ADER notificherà un avviso di intimazione in forza del quale ingiungerà al contribuente il pagamento entro cinque ragioni trascorsi i quali potrà procedere con la notifica dell’atto di pignoramento.

Quale è la procedura per conoscere i propri debiti tributari

Per conoscere i debiti tributari pendenti è necessario seguire una serie di passaggi che variano a seconda che si tratti di debiti verso l’Agenzia delle Entrate, l’Agenzia delle Entrate riscossione o altri enti locali.

  • L’accesso al cassetto fiscale permette di conoscere i debiti verso l’Agenzia delle Entrate. Il cassetto fiscale infatti oltre a contenere, tra le altre cose, le dichiarazioni dei redditi del contribuente,  i versamenti effettuati, le comunicazioni di irregolarità, gli avvisi bonari, i dati catastali, istanze in autotutela e le richieste di rateizzazione, i rimborsi e lo stato degli stessi, permette di conoscere anche gli avvisi di accertamento emessi dall’ente impositore.
  • L’accesso al portale ADER permette di consultare l’estratto conto per visualizzare tutte le cartelle di pagamento e gli avvisi emessi e di richiedere il certificato unico dei debiti tributari.
  • Invio di una pec all’ente di riferimento.

Cos’è il certificato unico debiti tributari

Detto documento è noto anche come certificato dei carichi pendenti tributari.

Il debitore deve chiedere il certificato all’agenzia delle entrate riscossione competente in base al domicilio fiscale e lo può fare personalmente o tramite un suo delegato. Detto documento permette al contribuente di verificare la propria situazione debitoria in quanto attesta infatti i carichi iscritti a ruolo sia la situazione alla data di rilascio del certificato.

Come ottenere il certificato unico debiti tributari

Il certificato può essere richiesto on line accedendo al portale dell’agenzia delle entrate riscossione oppure recandosi in ufficio. In entrambe le situazioni è necessario compilare una richiesta e pagare i diritti di segreteria. Una volta elaborata la richiesta il certificato viene consegnato al richiedente in base alla modalità dallo stesso prescelta.

Come si posso gestire i debiti tributari


PAGAMENTO

I debiti tributari possono essere gestiti attraverso diverse strategie. Tra queste vi è quella del pagamento del debito. Va specificato però che se non si provvede alle scadenze l’importo iniziale deve essere maggiorato delle sanzioni, degli interessi e delle spese di notifica.


Procedura di esdebitazione

Al verificarsi dei presupposti di cui al codice della crisi e dell’impresa il debitore può anche chiedere di avvalersi di uno degli strumenti per uscire dalla situazione di sovraindebitamento in cui versa.

Problemi di debiti: perché è importante farsi assistere da un avvocato
per la gestione del sovraindebitamento.

Procedure di rateizzare del debito

La rateizzazione dei debiti tributari è una procedura che consente al contribuente di pagare i propri debiti fiscali in più rate anziché in un’unica soluzione. Questa possibilità è concessa sia dall’Agenzia delle Entrate (per i debiti derivanti da avvisi bonari, avvisi di accertamento e avvisi di liquidazione) che dall’Agenzia Entrate riscossione. In tale ultimo caso la rateizzazione riguarda le cartelle di pagamento.

Il contribuente debitore può anche chiedere all’ente impositore la rateizzazione che può essere fino ad un massimo di 72 rate. Segnaliamo che al verificarsi di determinate situazioni (quale una grave e comprovata difficoltà economica)  e purché siano debitamente documentate il debitore può chiedere la rateizzazione sino a 120 rate.

Non va però dimenticato che la rateizzazione decade se il contribuente non paga due rate della rateizzazione fatta con agenzia delle entrate e  cinque rate di quella conclusa con agenzia delle entrate riscossione, anche non consecutive. In tal caso il debito residuo diventa immediatamente esigibile.


Ricorso e opposizione

Il contribuente può depositare un riscorso al fine di contestare le decisioni assunte dall’agenzia delle entrate o dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione. Ecco quindi che il contribuente può presentare un ricorso avverso l’avviso di accertamento oppure avverso il pignoramento notificato dall’Agenzia delle Entrate – Riscossione.

Come il nostro studio legale può aiutarti a gestire i debiti tributari

È importante rivolgersi a dei professionisti sia nel momento in cui si riceve la notifica di un atto da parte dell’ente impositore sia da parte dell’agenzia delle entrate riscossione. Ma attenzione è importante farlo in modo tempestivo in quanto come detto vi sono precisi termini entro il quali il contribuente può contestare quanto gli è stato notificato.

È però importante rivolgersi a dei professionisti anche prima in modo tale da verificare se tutti i passaggi preliminari sono stati rispettati.

Per maggiori informazioni puoi andare nel nostro sito ove troverai diversi approfondimenti sul tema e se vuoi rimanere aggiornato seguici sui nostri canali social.

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