Decreto ingiuntivo al condominio: attenzione a chi formula l’opposizione

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INDICE DEI CONTENUTI
1. Perché si sceglie di avviare un procedimento per decreto ingiuntivo
2. Chi può richiedere un decreto ingiuntivo
3. Destinatari di un decreto ingiuntivo?
4. GESTIONE DEI DECRETI INGIUNTIVI IN CONDOMINIO
5. LEGITTIMAZIONE PROCESSUALE DEI CONDOMINI
6. CONCLUSIONI

ASCOLTA L’INTRODUZIONE


Perché si sceglie di avviare un procedimento per decreto ingiuntivo

Il principale fattore che induce un creditore a optare per il deposito di un ricorso monitorio per proteggere il proprio diritto di credito è l’efficienza e la rapidità del procedimento stesso. Questa caratteristica deriva dalla sua struttura, in cui il giudice emette un’ingiunzione nei confronti del debitore senza aver precedentemente instaurato un contraddittorio. Di conseguenza, il debitore viene informato dell’esistenza di un provvedimento a suo carico solo al momento della notifica del decreto. Ciò implica che il giudice basa la sua decisione esclusivamente sulle prove presentate dal creditore. La scelta di questa procedura da parte del creditore è motivata non solo dalla sua velocità ma anche dai minori costi iniziali, dato che è richiesto il pagamento di una tassa ridotta rispetto a quella necessaria per avviare un processo ordinario.

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CHI può chiedere un decreto ingiuntivo?

La richiesta di un decreto ingiuntivo deve essere formulata dal creditore con l’assistenza di un avvocato, ad eccezione dei casi in cui il credito richiesto sia inferiore a 1.100 euro. In queste situazioni, il creditore può presentare personalmente la richiesta all’autorità giudiziaria.

Destinatari di un decreto ingiuntivo

Le ingiunzioni di pagamento possono essere rivolte a individui, entità legali e condomini, questi ultimi considerati dalla giurisprudenza come “enti di gestione”. Soffermiamoci su quest’ultimo aspetto. È pacifico oramai che il legislatore non ha conferito alla collettività dei condomini un livello di aggregazione, un regime di imputazione degli atti giuridici e una conformazione della responsabilità patrimoniale corrispondenti a quelli di una persona giuridica e neppure di un soggetto dotato di autonomia patrimoniale imperfetta.

Ciò non significa che il nostro ordinamento non abbia riconosciuto, attraverso «il conferimento ai condomini di considerevoli poteri in forma collettiva», «un grado elevato di unificazione dell’insieme e una distinzione altrettanto ampia di quest’ultimo dai singoli partecipanti». E questo emerge soprattutto dalla previsione di appositi organi nell’ambito della organizzazione condominiale cui sono demandati il compito di formare ed esprimere la volontà unitaria del gruppo e, rispettivamente, il compito di dare esecuzione a tale volontà, di curare l’efficienza dell’organizzazione e di provvedere alla gestione dei rapporti interni tra i condomini e dei rapporti esterni tra costoro e i terzi, nell’interesse superiore del gruppo dei partecipanti.

Fermo quanto sopra, non va poi dimenticato che il debitore cui è stato notificato un decreto ingiuntivo ha comunque la possibilità di contestare le pretese del creditore entro quaranta giorni dalla notifica, indipendentemente dalla natura del decreto.

Gestione dei decreti ingiuntivi in condominio

In un condominio, può capitare di ricevere un decreto ingiuntivo da un fornitore non pagato a causa di insufficienti fondi. In questo scenario, il fornitore richiede un decreto ingiuntivo all’autorità giudiziaria. La questione chiave è se solo il condominio possa contestare il decreto o se anche i singoli condomini abbiano tale diritto. La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 7053/2024, ha chiarito che solo il condominio ha la legittimazione a contestare, basandosi sul fatto che il credito contestato riguarda il rapporto tra il creditore e il condominio.

Legittimazione processuale dei condomini

La situazione cambia quando si tratta di diritti reali sulle parti comuni dell’edificio: in questi casi, ogni condomino ha il diritto di intervenire autonomamente nel processo, poiché la presenza dell’amministratore non limita la loro capacità di difendere i propri diritti. Questo principio è stato ribadito dalla Corte di Cassazione nelle sentenze n. 10934 del 2019 e n. 22116 del 2023, specificando che i condomini possono agire indipendentemente in difesa dei loro diritti reali condivisi, senza essere considerati terzi rispetto alle pretese avanzate contro il condominio.

Ferma quindi la legittimazione dei singoli condomini non va dimenticato comunque che in  caso di impugnazione di delibera condominiale o, in generale, di azione riguardante parti comuni, l’amministratore può resistere in giudizio e può gravare la decisione del giudice senza necessità di autorizzazione o successiva ratifica dell’assemblea, posto che l’esecuzione e la difesa delle deliberazioni assembleari rientra fra le attribuzioni proprie dell’amministratore, in virtù di quanto previsto dall’articolo 1131 codice civile.

Detta norma rubricata per l’appunto “rappresentanza” così dispone:

nei limiti delle attribuzioni stabilite dall’articolo 1130 cc o dei maggiori poteri conferitigli dal regolamento di condominio o dall’assemblea, l’amministratore ha la rappresentanza dei partecipanti e può agire in giudizio sia contro i condomini sia contro i terzi. Può essere convenuto in giudizio per qualunque azione concernente le parti comuni dell’edificio; a lui sono notificati i provvedimenti dell’autorità amministrativa che si riferiscono allo stesso oggetto. Qualora la citazione o il provvedimento abbia un contenuto che esorbita dalle attribuzioni dell’amministratore, questi è tenuto a darne senza indugio notizia all’assemblea dei condomini. L’amministratore che non adempie a quest’obbligo può essere revocato [ed è tenuto al risarcimento dei danni”.

Conclusioni

Per chi abita in condominio e si vede notificato un decreto ingiuntivo è quindi sempre importante capire la fonte che ha generato la domanda del creditore in modo tale da capire se il singolo partecipante la comunione ha possibilità di intervenire nella vicenda processuale o meno.

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