DIRITTO COMUNITARIO, CIVILE E DEL CONSUMATORE: Prodotto non sicuro e prodotto difettoso / Prima parte

Elisa Boreatti

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L’intensificarsi dei traffici commerciali ha imposto la necessità, in presenza di un prodotto non sicuro o difettoso, di tutelare più efficacemente gli interessi del consumatore quale soggetto debole ma al contempo portatore di determinati beni giuridici di fondamentale importanza.

Le fonti normative di riferimento si collocano sia sul piano comunitario che su quello nazionale.

 

1 Profilo comunitario

Nell’ambito del diritto comunitario, occorre innanzitutto richiamare la direttiva comunitaria 347/85/CE, recepita a livello nazionale dal d.P.R. n.224/1998, il cui nucleo fondamentale è individuabile nella esigenza di garantire un livello minimo di sicurezza nella produzione dei beni. La direttiva in parola cristallizza chiaramente il concetto di prodotto difettoso, da intendersi come quel bene che non sia in grado di offrire all’acquirente-consumatore la sicurezza che dallo stesso si può legittimamente attendere.

È bene sin da subito precisare che il concetto di sicurezza non costituisce un valore assoluto ed astratto, ma si lega inevitabilmente ad alcune circostanze legate all’esistenza stessa del prodotto quali, ad esempio, la sua presentazione, l’uso cui lo stesso viene destinato o l’uso al quale lo stesso avrebbe dovuto essere ragionevolmente destinato.

Ulteriore fondamentale approdo della direttiva richiamata è costituito dalla mancanza di esonero del produttore da responsabilità (salvo specifiche ipotesi eccezionale principalmente connesse al momento della produzione del bene e della sua commercializzazione) e dall’introduzione del principio della responsabilità senza colpa. Con questa espressione, in particolare, si fa riferimento alla circostanza che il produttore di un bene, a prescindere dal comportamento negligente dello stesso, ha l’obbligo di risarcire i danni subiti dai soggetti che, venuti a contatto con il prodotto difettoso, hanno subito danni all’integrità fisica.

Sempre nell’ambito del diritto dell’Unione Europea un ulteriore passo in avanti è stato registrato con la Direttiva 2001/95/CE, recepita nell’ordinamento nazionale con D.Lgs. n.172 del 2004, che ha stabilito il principio in forza del quale la quota di rischio deve essere ripartita tra tutti gli operatori che intervengono nella produzione del bene.

Non si può inoltre trascurare un dato nozionistico derivante dalla direttiva in parola, ossia che, in questa sede, il legislatore comunitario si è occupato di offrire una nozione di “prodotto sicuro” qualificandolo come quel prodotto che, in condizioni di uso normali o ragionevolmente prevedibili, non presenti alcun rischio ovvero presenti rischi minimi, compatibili con l’impiego del prodotto, e considerati.

 

2 Profilo nazionale

Tracciate le linee essenziali della disciplina comunitaria si può, con maggiore facilità, apprezzare la disciplina nazionale, ravvisabile nel D.Lgs. n. 206/2005, c.d. Codice del Consumo e  in quella dettata dal Codice Civile.

La normativa consumeristica prevede una serie di disposizioni sulla sicurezza (dagli artt. 102-113) nonché altre sulla responsabilità del produttore (artt. 114-127).

Si può agevolmente notare come anche il Codice del Consumo abbia accolto nel disposto dell’art 103, rubricato “Definizioni”, la nozione di prodotto sicuro elaborata in sede comunitaria.

Accanto a questa il Codice si è preoccupato di fornire anche la nozione di “prodotto difettoso” (art. 117) ossia di quel prodotto che non offre la sicurezza che ci si può legittimamente attendere tenuto conto di diversi fattori tra i quali vi è il modus in cui esso è stato messo sul mercato, la presentazione, le caratteristiche evidenti, le istruzioni e le avvertenze fornite.

Il successivo art. 118 del Codice Cons. traccia, invece, ad excludendum i casi in cui vi sia la responsabilità del produttore per vizi del prodotto ritenuto difettoso. In particolare il codice sancisce la responsabilità del  produttore laddove abbia messo in circolazione il prodotto difettoso pur consapevole che il difetto fosse esistente già al momento della commercializzazione.

Il Codice, tra l’altro, stabilisce una forma speciale di responsabilità ravvisabile in capo a tutti quei soggetti equiparabili al produttore (ad esempio il fabbricante del prodotto finito, come quello di una sua componente, il produttore della materia prima).

Accanto alla disciplina consumeristica vi è poi quella codicistica in tema di garanzia dei vizi della cosa che prevede che laddove la cosa non abbia le qualità promesse ovvero quelle essenziali per l’uso per cui è stata acquistata, l’acquirente ha diritto di risoluzione del contratto (art. 1497 cc).

Ma non solo. Alla tematica in questione si può applicare anche la clausola generale del neminen laedere la cui violazione, anche ad opera del produttore, attribuisce al danneggiato un diritto di credito risarcitorio ex art. 2043 c.c..

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Avv. Elisa Boreatti                                         avv. Salvatore Capone

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