DIRITTO DEL LAVORO: Quando il lavoratore, adibito ad una mansione inferiore, può venir licenziato dal datore di lavoro?

Elisa Boreatti

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Corte di Cassazione, sentenza n. 701/2021.

 

Il fatto.


Un lavoratore, in virtù di un accordo collettivo siglato tra datore di lavoro e sindacati con cui si prevedeva la possibilità per i dipendenti di aderire al passaggio a posizioni professionali inferiori, aveva espressamente richiesto di passare dal ruolo di impiegato a quello di operaio, al fine di evitare io licenziamento.
Invero, l’azienda decideva di licenziarlo lo stesso.

Cassazione.


Il lavoratore proponeva quindi ricorso in Cassazione.

Nell’argomentare la sua decisione, la Corte è partita dal principio espresso dall’art. 4, comma 11 L. 23 luglio 1991, n. 223, il quale prescrive che gli accordi sindacali stipulati nel corso delle procedure mobilità, che prevedano il riassorbimento totale o parziale dei lavoratori ritenuti eccedenti, possono stabilire, anche in deroga al secondo comma dell’articolo 2103 del codice civile, la loro assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte.

I giudici di merito hanno mancato, secondo quelli di legittimità, nell’attribuire il corretto significato giuridico all’accordo previsto dal comma 11 dell’articolo 4 della legge del 1991 sulla mobilità.
L’azienda aveva, infatti, concluso con le rappresentanze sindacali un accordo che prevedeva il riassorbimento di lavoratori eccedenti tramite assegnazione a mansioni diverse da quelle svolte, anche inferiori.
L’accordo vincola il datore che non potrà ignorare la disponibilità al ricollocamento in posizioni inferiori per professionalità e retribuzione.
La vincolatività dell’eventuale accordo che apre al demansionamento, ma al mantenimento del posto di lavoro, è dimostrata anche dalla circostanza che la dequalificazione del dipendente in un nuovo ruolo aziendale non deve essere oggetto di specifica trattativa e consenso della parte più debole, il lavoratore.
Le regole concordate sono sufficienti al demansionamento del dipendente che ovviamente può scegliere di dimettersi per l’assenza di gradimento della nuova posizione che gli va però offerta e soprattutto su sua richiesta non gli può essere negata col silenzio dell’imprenditore.
Così la Corte di cassazione, con la sentenza n. 701/2021, ha accolto il ricorso del lavoratore che, nonostante richiesta espressa di passare dal proprio ruolo impiegatizio alla qualifica di operaio in base all’intervenuto accordo aziendale, era stato, invece, licenziato.
La Cassazione giunge a tale conclusione poiché ritiene che l’interesse tutelato dalla norma, articolo 4, comma 11 della legge n. 223/1991, è del lavoratore a conservare la posizione lavorativa rinunciando alle precedenti condizioni economiche e contrattuali.

 

Commento dello studio legale Boreatti Colangelo

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