L’esdebitazione è negata se la percentuale di soddisfacimento dei creditori concorsuali proposta dal debitore è irrisoria: quando lo è?

Elisa Boreatti

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Abbiamo visto che con l’espressione esdebitazione si intende “l’inesigibilità dei debiti residui nel confronti del fallito persona fisica”.

Abbiamo anche visto che è “un effetto” positivo che può essere richiesto dal debitore una volta che ha “concluso positivamente” una delle procedure di sovraindebitamento che ha deciso di adottare per uscire dalla situazione di crisi.

Non dobbiamo però dimenticare che il concetto di esdebitazione è strettamente collegato ad un altro, ossia a quello di “pagamento irrisorio dei creditori”.

La Corte di Cassazione a tal riguardo è di recente intervenuta sul tema (ordinanza nr 15246/22 depositata il 12.5.2022) perchè si è trovata a dover prendere posizione sul ricorso presentato da un socio di società di persona illimitatamente responsabile. Questi, infatti, si era lamentato che la Corte d’Appello, respingendo la sua istanza, avesse erroneamente valutato che la percentuale dei creditori che lui stesso aveva soddisfato non fosse stata sufficiente per meritare il beneficio richiesto.

La Corte di Cassazione, invece, ha valutato di dover accogliere la doglianza perché nel caso sottoposto al suo esame il debitore aveva comunque provveduto al pagamento di una percentuale di creditori privilegiati pari al 13,98% nonostante fossero insinuati nella procedura fallimentare creditori privilegiati per un complessivo pari a 2.954.494,25 euro e creditori chirografari pari a 5.826.698,27.

Così decidendo, il Supremo Organo enuncia il seguente principio di diritto: “in tema di esdebitazione, il beneficio della inesigibilità verso il fallito persona fisica dei debiti residui nei confronti dei creditori concorsuali non soddisfatti, si ha anche quando il soddisfacimento è parziale e attiene solo a una delle categorie di creditori (i privilegiati)”. Non deve essere quindi parametrato all’ammontare del passivo nel suo complesso.

Solo in tal modo, continua la Corte, l’art. 142, comma 2, legge fallimentare viene interpretato in modo costituzionalmente orientato e coerente con il favor debitoris che ispira l’istituto dell’esdebitazione.

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