Esenzione IMU per l’abitazione principale: può chiederla anche il coniuge che non abita nella stessa casa con l’altro?

Elisa Boreatti
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Diciamolo pure, i tempi sono cambiati e le esigenze lavorative, soprattutto, hanno fatto sì che ancorare certi aspetti al concetto di “nucleo familiare” fosse anacronistico.

Non ultima a prendere coscienza di questo è stata la Corte Costituzionale che sul punto si è espressa in questi termini in «un contesto come quello attuale caratterizzato dall’aumento della mobilità nel mercato del lavoro, dallo sviluppo dei sistemi di trasporto e tecnologici, dall’evoluzione dei costumi, è sempre meno rara l’ipotesi che persone unite in matrimonio o unione civile concordino di vivere in luoghi diversi, ricongiungendosi periodicamente, ad esempio nel fine settimana, rimanendo nell’ambito di una comunione materiale e spirituale».

Questa consapevolezza non si è limitata a rimanere “teoria” ma ha avuto un importante riflesso nella vita delle persone perché la Corte Costituzionale con sentenza nr. 209/22 ha dichiarato illegittimo l’articolo 13, comma 2, quarto periodo, del decreto-legge n. 201/2011.

Questo come si riflette in tema di “esenzione IMU dell’abitazione principale”?

La risposta si può ravvisare in questo: “per poter godere dell’anzidetto beneficio per la sua abitazione principale è sufficiente che il possessore dell’immobile dimori abitualmente e risieda anagraficamente”.

Come si può leggere, quindi, i requisiti che ora vengono richiesti sono:

  • La dimora abituale e
  • la residenza anagrafica.

.

Come si può notare, nella definizione di abitazione principale è venuto meno il riferimento al “nucleo familiare”. Prima dell’intervento della Corte Costituzionale, infatti ai fini dell’esenzione di questa imposta per abitazione principale si intendeva l’immobile, iscritto o iscrivibile nel catasto edilizio urbano come unica unità immobiliare, nel quale il possessore e i componenti del suo nucleo familiare dimorano abitualmente e risiedono anagraficamente.

Un passo decisamente importante che connota la volontà di “attualizzare” concetti che non possono più rimanere ancorati a situazioni di fatto non più esistenti.

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