LA SENTENZA: Il box è mio e lo gestisco io

Elisa Boreatti

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Il cambio di destinazione d’uso di un locale box posto all’interno del condominio è possibile, ma non se pregiudica la proprietà comune.

 

Da che mondo e mondo ciò che mio è mio e ciò che tuo è tuo. Tuttavia esistono dei limiti al diritto di proprietà, che spesso viene vissuto in maniera assoluta.

Tale assolutezza fa ritenere ad alcuni che sia possibile, all’interno della propria proprietà, fare ciò che si vuole e modificarla come si ritiene.

Ma ogni diritto ha un suo limite e, nelle questioni condominiali, spesso questo limite è il cosiddetto “pregiudizio”, cioè il danno, alla cosa comune che viene arrecato dalle opere eseguite all’interno di una proprietà privata.

Un cittadino si è visto così condannato, tanto dal Giudice di merito quanto da quello di legittimità, la Cassazione, alla rimozione delle modifiche apportate al proprio locale poiché non consentivano al Condominio di ottenere il Certificato di prevenzione incendi.

Il cittadino in questione aveva ritenuto di poter modificare la destinazione d’uso del proprio box, installandovi un locale lavanderia. I vigili del fuoco, usciti per compiere il sopralluogo necessario al rilascio del CPI, visto il cambio d’uso, hanno dato parere negativo al rilascio. Questo ha fatto sì che il Condominio richiedesse al condomino di rimuovere la situazione che impediva il rilascio della certificazione da parte dei vigili del fuoco.

Il condomino, imperturbabile alle richiese del Condominio, ha costretto infine il Condominio a promuovere un’azione giudiziaria per forzarlo «alla riduzione in pristino del box e alla rimozione dei macchinari».

In primo grado la richiesta dell’amministrazione viene respinta. In secondo grado, però, i giudici ritengono che «le modifiche allo stato dei luoghi ed il cambiamento di destinazione hanno determinato una situazione di pregiudizio alla proprietà comune, acclarata dai documenti provenienti dai vigili del fuoco».
Tale decisione è ora definitiva, poiché in Cassazione si rivela inutile (ed inammissibile) il ricorso proposto dal condomino.
Corretta la lettura fornita dai giudici in Appello, centrata sul fatto che «il mancato rilascio del ‘certificato antincendi’» è frutto delle «attività poste in essere» dal proprietario del box.

 

(Corte di Cassazione, sez. II Civile, sentenza n. 21699/19; depositata il 26 agosto)

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