La famiglia rimane unita anche nel debito

Elisa Boreatti

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In tema di “indebitamento familiare”, ossia quelle situazioni in cui è l’intera famiglia a trovarsi nella cd “situazione di insolvenza”, la legge di conversione del c.d. Decreto Ristori (D.L. 137/2020) ha introdotto nella legge 3/2012 l’art. 7 bis rubricato “procedure familiari”. In tali situazioni, infatti, è il nucleo familiare complessivamente inteso che avvia una procedura ex legge 3 per ottenere l’esdebitazione; non solo uno di loro atteso che la sua “liberazione” non libererebbe dal debito gli altri componenti coobbligati.

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Cosa si è legiferato?

Il legislatore, così legiferando, dà la possibilità ai membri che appartengono ad una stessa famiglia (ossia conviventi, parenti entro il quarto grado, affini entro il secondo grado anche se non coabitanti) e che si trovano in una situazione di indebitamento riconducibile alla medesima causa, di avviare un’unica procedura ex legge 3/2012.

Quale può essere un esempio di indebitamento familiare? Ebbene è tale quello che si origina dal mancato pagamento di una obbligazione contratta dai coniugi, come avviene nell’ipotesi di conclusione del contratto di mutuo per l’acquisto della casa di abitazione. In tal modo gli istanti vedono (dovrebbero vedere) ridotti i tempi della procedura atteso che il gestore della crisinominato dall’Organismo di composizione della crisi, va a redigere un’unica relazione particolareggiata. Ma non solo, anche i costi vegono ridotti perchè le spese di procedura vengono ripartite tra i familiari.

Istanza congiunta non vuol dire commistione del patrimonio dei familiari perché così operando verrebbe violato il principio dell’autonomia patrimoniale di cui all’art. 2740 cc, ossia uno di quelli che l’ordinamento pone “a fondamento” del principio della responsabilità patrimoniale. Nella procedura le masse attive e passive in capo a ciascun familiare rimangono distinte così da evitare che porzioni del patrimonio di uno di loro sia destinato al pagamento dei debiti dell’altro e viceversa.

In tal modo le cd “fasce deboli” hanno un ulteriore strumento per uscire da una situazione di difficoltà in cui si sono trovati coinvolti: strumento che a far data dall’entrata in vigore del codice della crisi dell’impresa troveremo disciplinato all’art. 66.

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