La banca non sblocca il conto corrente pignorato? Ecco cosa fare

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INDICE DEI CONTENUTI
1. Quando avviene il blocco del conto corrente
2. Cosa succede quando viene pignorato un conto corrente
3. Quanto tempo dura il pignoramento del conto corrente
4. Quando avviene lo sblocco del conto corrente pignorato
5. COSA FARE E COME PROCEDERE SE LA BANCA NON SBLOCCA IL CONTO CORRENTE PIGNORATO
6. Come procedere per evitare il pignoramento?


Il pignoramento presso terzi è una forma di esecuzione forzata che ha per oggetto i crediti del debitore che sono in possesso di terzi. Il problema si pone nel momento in cui l’iter dettato dal codice di procedura civile dagli articoli 543 al 554 non viene rispettato ad esempio perché la banca, versato il dovuto al creditore, continua a “tenere bloccato” il conto corrente del debitore.

La procedura esecutiva vede la presenza di tre soggetti:

  • il creditore procedente;
  • il debitore esecutato;
  • il terzo pignorato.

Una volta ricevuta la notifica dell’ordinanza di assegnazione somma da parte del creditore, l’istituto di credito dovrebbe procedere a liquidare a suo favore l’importo pignorato e quindi a liberare il conto stesso dal vincolo del pignoramento.

A volte può capitare che quest’ultimo passaggio non avvenga o avvenga in tempi molto lunghi causando un notevole danno al debitore che, senza più alcun titolo giustificativo, si trova ancora “bloccato” il suo conto corrente.

Ebbene in tal caso il debitore, per uscire da questa situazione, potrebbe adire il Tribunale chiedendo che condanni l’istituto di credito allo svincolo del conto corrente, anche attraverso un procedimento di urgenza, oltre a richiedere l’eventuale risarcimento del danno che ha subito a causa della condotta tenuta dall’istituto di credito.

Quando avviene il blocco del conto corrente

Il pignoramento del conto corrente è uno degli strumenti che viene utilizzato dal creditore, in possesso di un decreto ingiuntivo o di un provvedimento di condanna, ad esempio, per veder tutelato il proprio diritto di credito.

L’istituto bancario ricevuta la notifica dell’atto di pignoramento, ha l’obbligo di “bloccare” le somme presenti sul conto corrente del debitore (sempre che trattasi di crediti pignorabili) e di versarle al creditore una volta che quest’ultimo gli notifica l’ordinanza di assegnazione somma pronunciata dal Tribunale. Ordinanza che viene pronunciata all’esito del procedimento esecutivo e che conclude lo stesso.

Con il versamento della somma l’istituto bancario ha poi il dovere di liberare il conto dal vincolo del pignoramento.

Questo iter deve avvenire sia nel caso in cui il saldo disponibile sul conto corrente soddisfi per l’intero il debito maturato dal debitore sia nel caso in cui questo non avvenga. In tale ultima ipotesi, infatti, il creditore potrà procedere ad avviare ulteriore azione esecutiva nei confronti del debitore per quanto ancora da questi dovuto.

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Cosa succede quando viene pignorato un conto corrente

Nel momento in cui l’istituto di credito riceve la notifica del pignoramento è obbligato a rendere al creditore, a mezzo pec o a mezzo raccomandata, la dichiarazione ex articolo 547 cpc. In particolare questa deve indicare di quali cose o somme il terzo è debitore del debitore o si trova in possesso, quando ne deve eseguire il pagamento o la consegna, se vi sono già altri pignoramenti, sequestri o cessioni che sono state a lui notificate.

Il codice di procedura civile stabilisce che la dichiarazione venga inviata dalla banca, a mezzo di uno suo procuratore speciale di cui deve essere allegata la procura, entro dieci giorni dal ricevimento del pignoramento. Tale termine tuttavia ha natura così detta ordinatoria e pertanto nulla accade se non dovesse venir rispettato.

Può accadere anche che il terzo non renda la dichiarazione o che questa venga contestata. In tal caso il creditore procedente in sede di udienza ne dà atto e il Giudice fisserà una nuova udienza alla quale il terzo dovrà comparire per rendere la dichiarazione, nel primo caso, per dare chiarimenti, nel secondo. Qualora non dovesse comparire il codice di procedura civile stabilisce che il credito si considera “non contestato” nell’importo che è stato indicato dal creditore.

Ricevuta la dichiarazione, il creditore potrà quindi valutare l’opportunità o meno di procedere ad iscrivere a ruolo il pignoramento presso il Tribunale di competenza, ossia quello ove ha la residenza o la sede legale il debitore.

Ed ancora.

Nel momento in cui l’istituto di credito riceve la notifica dell’atto di pignoramento i fondi presenti sul conto corrente del debitore e fino al limite dell’importo del credito indicato nell’atto di precetto aumentato della metà sono resi indisponibili. Questo vuol dire che la banca non può movimentare le somme ivi presenti: ad esempio non può dare esecuzione ai bonifici ovvero procedere al pagamento delle domiciliazione presenti sul conto stesso). Ma non solo. La banca assume altresì gli stessi obblighi che la legge impone al custode.

Ovviamente il limite di indisponibilità riguarda anche il debitore il quale dalla notifica dell’atto di pignoramento non può procedere a prelevare i denari o eseguire pagamenti a mezzo del conto corrente.

Quanto tempo dura il pignoramento del conto corrente

Non vi è una durata “prestabilita”. Dipende da quando il creditore fissa la data della udienza e dal fatto, ad esempio, se la banca abbia reso la dichiarazione o meno. Perché, come si diceva, in tale ultimo caso il Giudice dovrà procedere a fissare un’altra udienza con inevitabile allungamento di tempi. Ad ogni buon conto, una volta pronunciata l’ordinanza di assegnazione somma la stessa dovrà essere notificata a cura del creditore all’istituto di credito il quale dovrebbe provvedere in tempi brevi a liquidare la somma.

Quando avviene lo sblocco del conto corrente pignorato

Una volta eseguito il pagamento da parte della banca il conto viene svincolato e pertanto il debitore ne riprende la piena disponibilità.

COSA FARE E COME PROCEDERE SE LA BANCA NON SBLOCCA IL CONTO CORRENTE PIGNORATO

Nel caso in cui l’istituto di credito, ricevuta la notifica dell’ordinanza di assegnazione somme, non procede alla liquidazione il liquidatore dovrà avviare una azione esecutiva nei confronti della banca per mettere in esecuzione proprio l’ordinanza di assegnazione somma pronunciata dal Tribunale.

Come procedere per evitare il pignoramento?

Per evitare il pignoramento, e quindi anche la condanna al pagamento  dei compensi e delle spese che il Giudice dell’Esecuzione liquida a favore del creditore nell’ordinanza di assegnazione somma, il debitore ricevuta la notifica del pignoramento pùò trovare una soluzione con il creditore. Questo sempre che la somma sia dovuta e che l’iter procedurale sia stato correttamente rispettato dal creditore.

Quali dunque i rimedi?

Ebbene il debitore potrebbe avviare delle trattative con il creditore per una definizione stragiudiziale che risolva la situazione in un pagamento dell’intera somma dovuta a mezzo pagamento dilazionato oppure proponendo un pagamento “immediato” di una minor somma (il cosidetto saldo e stralcio). Va da sé che il debitore fa delle proposte che devono essere accettate dal creditore.

Se il debitore volesse percorrere questa strada dovrebbe procedere subito, ossia nel momento in cui riceve la notifica del pignoramento questo perché in questa fase le spese legali e i costi di procedura sostenuti dal creditore sono ancora limitati.

Altra soluzione percorribile è che il debitore, ricevuta la notifica del pignoramento, formuli al Tribunale istanza di conversione. Come si può vedere questa è una soluzione che si svolge all’interno del processo esecutivo. La norma di riferimento è l’articolo 495 del codice di procedura civile. In questo caso il debitore chiede di sostituire i beni pignorati con una somma di denaro pari al capitale dovuto al creditore pignorante e a quelli eventualmente intervenuti oltre alle spese di procedura, agli interessi. Attenzione che il debitore se vuole avvalersi di questa procedura deve depositare entro la data dell’udienza un importo pari ad 1/6 del credito per cui è stato eseguito il pignoramento a cui vanno sommati gli importi dei creditori intervenuti. In sede di udienza poi dovrà chiedere il pagamento rateale della residua somma fino ad un massimo di quarantotto rate (se ricorrono giustificati motivi). Autorizzata la conversione e stabilito il numero delle rate, il Giudice fisserà poi ogni sei mesi una udienza per procedere alle assegnazioni parziali delle somme al creditore pignorante e a quelli intervenuti.

Solo con il pagamento del complessivo dovuto i beni saranno liberati dal vincolo del pignoramento.

Mentre se il debitore non dovesse rispettare i termini della conversione, la procedura esecutiva riprenderà il suo corso.

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