Opposizione tardiva a decreto ingiuntivo

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INDICE DEI CONTENUTI
1. Cos’è l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo
2. Opposizione tardiva a decreto ingiuntivo: l’articolo 650 Codice di procedura civile
3. Opposizione tardiva a decreto ingiuntivo: quando è ammissibile
4. Quali sono i termini per proporre opposizione tardiva
5. Come funziona l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo
6. Opposizione tardiva: pignoramento e pignoramento presso terzi
7. Opposizione tardiva a decreto ingiuntivo: tutte le novità ultime novità introdotte 2023 e 2024
8. Come il nostro studio legale può aiutarti con la procedura di opposizione a decreto ingiuntivo e opposizione tardiva

ASCOLTA L’INTRODUZIONE


Cos’è l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo

In un precedente approfondimento dal titolo “Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo”, seppur trattando del tema del decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, abbiamo visto che il debitore ha il diritto di opporsi al decreto ingiuntivo che gli viene notificato entro un determinato periodo di tempo stabilito dalla legge.

Oggi affrontiamo più in generale questo tema in quanto al debitore viene riconosciuto dall’ordinamento il medesimo diritto anche se il creditore gli notifica un decreto ingiuntivo che non è provvisoriamente esecutivo.

L’importante è che il debitore vi provveda nel termine di quaranta giorni dalla notifica del decreto stesso.

Abbiamo osservato che, a seguito dell’opposizione, si innesca una fase giudiziale di merito. In questa fase, il giudice può decidere di confermare, revocare o modificare il decreto iniziale. È stato anche constatato che l’ufficio giudiziario competente per l’opposizione è quello di appartenenza del giudice che ha emesso il decreto (giudice di pace o tribunale). Tale competenza è inderogabile e non può essere modificata.

Fermo quanto sopra va però sottolineato che l’art. 650 codice di procedura civile ammette la possibilità di un’opposizione tardiva. Si verifica questa situazione quando il debitore provvede alla notifica dell’atto di opposizione oltre il termine di quaranta giorni. Tuttavia i legislatore ammette questa possibilità solo al verificarsi di specifici presupposti.

Il debitore deve infatti provare di non aver avuto tempestiva conoscenza del provvedimento per caso fortuito (evento di carattere oggettivo indipendente da qualsivoglia volontà umana), forza maggiore (forza esterna ostativa) o irregolarità della notifica (quest’ultima è l’ipotesi più diffusa e comprende qualsiasi vizio della notifica).

Nel caso di nullità della notificazione del decreto ingiuntivo – diversamente dall’ipotesi di inesistenza che sussiste quando la notifica sia stata eseguita in luoghi o nei confronti di persone non aventi alcuna relazione con il destinatario perché a lui totalmente estranei – è esperibile l’opposizione tardiva ai sensi dell’art. 650 c.p.c.. La notificazione è nulla o semplicemente irregolare quando sia stata effettuata in un luogo o a persona che, pur diversi da quelli indicati dalla legge (art. 139 c.p.c.), abbiano comunque con il destinatario un collegamento (Sez. 3, Sentenza n. 25737 del 24/10/2008, Rv. 605328).

In tal modo il legislatore ha voluto evitare che un provvedimento, emesso in assenza di contraddittorio e senza che sia stata data al debitore la possibilità di difendersi, possa produrre effetti nei confronti di quest’ultimo con conseguenze pregiudizievoli irreparabili. In questa ipotesi, se era stata concessa la provvisoria esecutorietà, il Giudice può sospenderla. In ogni caso però l’opposizione non è più ammessa, per nessun motivo, decorsi dieci giorni dal primo atto dell’esecuzione.

Opposizione tardiva a decreto ingiuntivo: l’articolo 650 Codice di procedura civile

L’articolo 650 codice di procedura civile, rubricato proprio “opposizione tardiva”, dispone che: “L’intimato può fare opposizione anche dopo scaduto il termine fissato nel decreto, se prova di non averne avuta tempestiva conoscenza per irregolarità della notificazione o per caso fortuito o forza maggiore.In questo caso l’esecutorietà può essere sospesa a norma dell’articolo precedente. L’opposizione non è più ammessa decorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione.”.

Pignoramento delle quote di una SRL e agenzia delle entrate e riscossione

Si è visto nella parte iniziale che l’opposizione può essere presentata per forza maggiore, caso fortuito e irregolarità della notifica.

Sul tema  va segnalato l’intervento delle Sezioni Unite con la sentenza n.9479 del 07-02-2023, che prendendo le mosse dalla di seguito indicata fattispecie,  ha sussunto nella categoria di “caso fortuito o forza maggiore” l’omessa motivazione circa il dovere del Giudice del monitorio di controllare il carattere abusivo delle clausole contrattuali. Con la conseguenza che qualora nel decreto ingiuntivo non vi sia alcun riferimento a detto controllo, il debitore è legittimato a proporre opposizione tardiva ai sensi e per gli effetti dell’articolo 650 codice di procedura civile.

Vediamo quindi di approfondire questo interessante aspetto partendo proprio dalla fattispecie concreta.

Un creditore, in forza di un decreto ingiuntivo non opposto, era intervenuto in  una procedura di espropriazione immobiliare intrapresa nei confronti della medesima debitrice da altro creditore. La procedura immobiliare si è conclusa con la vendita dei beni pignorati e nel successivo deposito del progetto di distribuzione della somma ricavata. Il progetto di distribuzione – ai sensi dell’art. 512 c.p.c – è stato però impugnato dalla debitrice-consumatrice che ha contestato l’insussistenza del diritto di credito del creditore intervenuto perché basato su un decreto ingiuntivo emesso da un Giudice territorialmente incompetente. Il debitore, che però non aveva opposto il decreto ingiuntivo, ha fondato le sue doglianze su una clausola presente nel contratto di fideiussione che derogava espressamente il foro del consumatore. Tuttavia, il Giudice dell’esecuzione, con ordinanza, dichiarava esecutivo il progetto di distribuzione depositato.

Il Giudice dell’esecuzione ha però dichiarato esecutivo il progetto e a fronte di tale decisione il debitore ha proposto opposizione ex art. 617 codice di procedura civile avverso la suddetta ordinanza, ribadendosi le difese già formulate in sede di opposizione distributiva.
Il Giudice adito ha rigettato anche questa opposizione statuendo che il debitore avrebbe dovuto promuovere opposizione tardiva a decreto ingiuntivo ex art. 650 codice di procedura civile.

La debitrice ha proposto quindi ricorso straordinario per Cassazione, ponendo alla Suprema Corte la questione sulla violazione e/o errata interpretazione della direttiva 93/13 (concernente le clausole abusive nei contratti stipulati con i consumatori)e dell’art. 19 del TUE, con riferimento al principio di effettività della tutela del consumatore, mettendo in discussione l’impossibilità, a fronte di un decreto ingiuntivo non opposto, sia di “un secondo controllo d’ufficio nella fase dell’esecuzione sulla abusività delle clausole contrattuali”, sia di “una successiva tutela, una volta spirato il termine, per proporre opposizione nei confronti del decreto ingiuntivo”.

Ora anche se dopo la fissazione dell’udienza (e dopo la sentenza della Corte di Giustizia del 17 maggio 2022) la debitrice ha rinunciato al ricorso, vi è stato comunque l’intervento della suprema Corte a Sezioni Unite sul tema proprio per la peculiarità della fattispecie e della “grave incertezza interpretativa determinata dalle quattro recenti sentenze del 17 maggio 2022 della Corte di Giustizia, tutte relative ad analoghe vicende, inerenti le sorti del giudicato nazionale dinanzi alla normativa eurounitaria qualificata inderogabile della CGUE”.

In particolare il quesito rivolto è stato il seguentepuò essere ancora contestato il carattere abusivo delle clausole di un contratto di finanziamento posto a fondamento di un decreto ingiuntivo non opposto e se si quali sono gli strumenti processuali che devono essere utilizzati”.

Le Sezioni Unite, ribadito il principio secondo cui il Giudice Nazionale ha il compito di interpretare il diritto interno rendendolo conforme al diritto dell’Unione, oppure, ove non sia possibile, disapplicarlo, precisano che il riequilibrio della posizione del consumatore può realizzarsi, in sede processuale, onerando il Giudice del monitorio del potere-dovere di esaminare d’ufficio il carattere abusivo della clausola contrattuale e di comunicare gli esiti di tale controllo.

Laddove ciò non avvenga e il debitore (che è ignaro della sua qualità di consumatore e dell’abusività della clausola contenuta nel contratto sui cui il decreto ingiuntivo si fonda) non ha formulato l’opposizione al decreto ingiuntivo notificatoil provvedimento monitorio non può acquisire la stabilità propria del giudicato. Questo perché l’impedimento al contraddittorio, differito, sulla pregiudiziale dell’abusività delle clausole, conseguente all’omissione del Giudice del monitorio, impedisce al consumatore di tutelare in via giurisdizionale la propria posizione giuridica in aperta violazione dei principi del “giusto processo” di cui agli artt. 47 CDFUE[1] e 6 CEDU e degli artt. 24 e 111 Cost.

Pertanto, in tali circostanze, le Sezioni Unite hanno stabilito che il Giudice della fase monitoria ha il potere-dovere di controllare l’eventuale carattere abusivo delle clausole del contratto stipulato tra professionista e consumatore.

Inoltre, considerato che il decreto ingiuntivo deve essere motivato (ai sensi dell’art. 641 c.p.c.), è onere del Giudice di dare al consumatore l’informazione circa l’avvenuto controllo d’ufficio sulla presenza di clausole vessatorie a fondamento del contratto posto a base del decreto ingiuntivo, in modo da permettere al debitore-consumatore di valutare adeguatamente se occorra proporre opposizione avverso il decreto ingiuntivo.

Di conseguenza, laddove il Giudice del monitorio non rispetti le indicazioni suddette e sia stato avviato un procedimento esecutivo sulla base di un decreto ingiuntivo emesso senza previo controllo circa l’abusività della clausola, spetterà al Giudice dell’esecuzione, sino al momento della vendita o dell’assegnazione del bene o del credito, rilevare d’ufficio l’esistenza di una clausola abusiva che incida sulla sussistenza o sull’entità del credito oggetto del decreto ingiuntivo, provocando il contraddittorio delle parti sul punto secondo il modello deformalizzato di cui agli art.  485,530 (provvedimento per l’assegnazione o per l’autorizzazione alla vendita) e 543 c.p.c. (forma del pignoramento).

All’esito, il Giudice dell’Esecuzione se rileva il carattere abusivo della clausola contrattuale su cui si fonda il provvedimento monitorio, ne informa le parti e avvisa il debitore consumatore (che varrà come interpello sull’intenzione di avvalersi o meno della nullità di protezione) che entro 40 giorni (rispetto ai 10 giorni previsti dall’opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c.) da tale informazione può proporre opposizione tardiva a decreto ingiuntivo e così far valere (soltanto ed esclusivamente) il carattere abusivo delle clausole contrattuali incidenti sul riconoscimento del credito oggetto di ingiunzione.

Ove il consumatore voglia avvalersene, il Giudice darà al consumatore un termine di 40 giorni per proporre l’opposizione tardiva ex art. 650 c.p.c. e, nel frattempo, il G.E. si asterrà dal disporre la vendita o l’assegnazione del bene o del credito.

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Quali sono i termini per proporre opposizione tardiva

Il termine per proporre opposizione tardiva a un decreto ingiuntivo, secondo l’articolo 650 del codice di procedura civile, prevede che l’intimato possa fare opposizione anche dopo la scadenza del termine stabilito nel decreto. Questo è possibile se dimostra di non averne avuto tempestiva conoscenza a causa di irregolarità nella notificazione o per eventi di forza maggiore o caso fortuito. Tuttavia, l’opposizione tardiva non è più ammissibile una volta che siano trascorsi dieci giorni dal primo atto di esecuzione.

Come funziona l’opposizione tardiva a decreto ingiuntivo

Pertanto, il destinatario ha 40 giorni a disposizione per presentare un’opposizione o per soddisfare l’ingiunzione di pagamento.

L’opposizione tardiva, così come quella tempestiva, una volta proposta apre un giudizio di cognizione ordinario, nel quale il debitore assume la parte di attore formale e convenuto sostanziale, mentre il creditore quella di convenuto formale e attore sostanziale.

Come detto, l’opposizione a decreto ingiuntivo si introduce con atto di citazione.

Una volta notificata l’opposizione il debitore entro i successivi 10 giorni dalla notificazione deve procedere ad iscrivere a ruolo, come un ordinario atto introduttivo del processo.

Eccezione alla predetta regola si ha quando il decreto ingiuntivo viene pronunciato per crediti dipendenti da rapporti di lavoro. In tal caso l’opposizione deve proporsi con ricorso presso la Sezione Lavoro dell’ufficio giudiziario che ha emesso il decreto ex art. 646 cpc.

L’opposizione potrà essere presentata per i motivi più vari che possono andare dall’inesistenza del credito vantato dal ricorrente (ad esempio perché è stato pagato, ma il ricorrente non ha depositato la ricevuta di pagamento) alla violazione di regole processuali in occasione dell’emissione del decreto stesso, quindi vuoi errori sostanziali, vuoi formali.

Alla prima udienza si discute sulla provvisoria esecutività del decreto ingiuntivo (art. 648 cpc “Il giudice istruttore, se l’opposizione non è fondata su prova scritta o di pronta soluzione, può concedere, provvedendo in prima udienza con ordinanza non impugnabile, l’esecuzione provvisoria del decreto, qualora non sia già stata concessa a norma dell’articolo 642. Il giudice deve concedere l’esecuzione provvisoria parziale del decreto ingiuntivo opposto limitatamente alle somme non contestate, salvo che l’opposizione sia proposta per vizi procedurali” ed art. 649 cpc “Il giudice istruttore, su istanza dell’opponente, quando ricorrono gravi motivi, può, con ordinanza non impugnabile, sospendere l’esecuzione provvisoria del decreto concessa a norma dell’articolo 642”).

Il decreto ingiuntivo, infatti, come abbiamo già visto nell’articolo “Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo”, può essere emesso provvisoriamente esecutivo o meno (art. 642 cpc).

Nel primo caso alla prima udienza dell’opposizione sarà interesse dell’opponente/debitore chiederne la sospensione, siccome se provvisoriamente esecutivo il decreto ingiuntivo è titolo idoneo ad instaurare l’esecuzione; in caso contrario, sarà il resistente ad insistere per ottenerne la provvisoria esecuzione, così da poter iniziare ad aggredire esecutivamente il patrimonio del debitore.

L’intero giudizio, poi, segue le norme del procedimento ordinario e viene definito con sentenza. In caso di accoglimento dell’opposizione, il decreto ingiuntivo viene annullato (la sentenza di accoglimento che dichiara nullo il decreto ingiuntivo, determina la caducazione degli atti esecutivi nel frattempo compiuti); in caso di rigetto invece il decreto ingiuntivo opposto diventerà definitivo; in caso di accoglimento parziale, poi, il titolo esecutivo sarà costituito dalla sentenza.

Opposizione tardiva: pignoramento e pignoramento presso terzi

Come abbiamo visto le Sezioni Unite della Cassazione, con la sentenza n. 9479 del 6 aprile 2023, hanno introdotto per i decreti ingiuntivi emessi sulla scorta di contratti conclusi tra professionista e consumatore, una “nuova” ipotesi di opposizione tardiva.

Sul punto, la Cassazione ha precisato che se nell’ambito del procedimento monitorio il giudice non segue determinati passaggi questo potrebbe legittimare il debitore/consumatore, che non abbia opposto nei termini ordinari, a promuovere opposizione tardiva ex art. 650 cpc al decreto ingiuntivo (anche fuori dai termini di cui all’art. 650 cpc, ossia 10 giorni dalla notifica dell’atto di pignoramento).

Quindi, quando le regole dettate per il giudice del monitorio non siano state seguite e il decreto ingiuntivo emesso non viene opposto dal debitore/consumatore (e non contiene alcuna motivazione sulla presenza delle clausole abusive), se il creditore instaura una procedura esecutiva, allora il giudice dell’esecuzione sarà tenuto a colmare le lacune ed attivarsi nel senso in cui non si è attivato il giudice del monitorio.

Opposizione tardiva a decreto ingiuntivo: tutte le novità ultime novità introdotte 2023 e 2024

La procedura di opposizione è stata investita dalla così detta Riforma Cartabia nella parte in cui questa prevede l’obbligo per il creditore di introdurre il procedimento di mediazione e questo è stato previsto come condizione di procedibilità.

Per il resto possiamo dire che la fase dell’opposizione tardiva è stata investita dalla riforma ( d.lgs. 10 ottobre 2022 n. 149) per quel che riguarda la fase di merito che viene avviata a seguito dell’opposizione stessa che oggi deve seguire le nuove regole dettate per il procedimento di cognizione.

Come il nostro studio legale può aiutarti con la procedura di opposizione a decreto ingiuntivo e opposizione tardiva

È cruciale, alla ricezione di un decreto ingiuntivo, sia esso provvisoriamente esecutivo o ordinario, o alla scoperta di un provvedimento monitorio, rivolgersi senza indugi a un professionista legale. Questi potrà determinare se, nonostante i termini siano scaduti, esistano ancora le condizioni per una opposizione tardiva.

D’altra parte, è possibile che il debitore, previa verifica della validità e dell’entità del debito richiesto dal creditore, possa avviare negoziati diretti per una soluzione stragiudiziale, come il saldo e stralcio o un pagamento rateale. È importante ricordare che il creditore ha la libertà di accettare o meno queste proposte e, in assenza di risposta, potrebbe immediatamente procedere con azioni esecutive, come il pignoramento presso terzi. Per ulteriori dettagli, si consiglia di visitare il nostro sito web o di seguire le nostre pagine sui social media.

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