Pignoramento presso terzi: come funziona e quali sono le novità introdotte dalla Riforma Cartabia

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INDICE DEI CONTENUTI
1. Cos’è e a cosa serve il pignoramento presso terzi
2. Come funziona la procedura di pignoramento presso terzi
3. Pignoramento presso terzi: quali crediti si possono pignorare e quali sono i limiti
4. Pignoramento presso terzi: quali sono i crediti che non possono essere pignorati
5. Pignoramento preso terzi: tutte le novità introdotte dalla riforma cartabia e dall’ultimo decreto legge
6. Come si può bloccare un pignoramento presso terzi
7. Pignoramento presso terzi: come il nostro studio legale può aiutarti


ASCOLTA L’INTRODUZIONE


Cos’è e a cosa serve il pignoramento presso terzi

Tra le varie opzioni legali, il pignoramento presso terzi è come uno strumento particolarmente efficace perché permette al creditore di aggredire somme di denaro o altri valori che il debitore ha presso terzi (ad esempio, salari, conti bancari, crediti verso altri soggetti), rendendoli disponibili per la soddisfazione del proprio credito. Esso quindi agisce direttamente sui flussi finanziari del debitore, limitandone la capacità di utilizzo.

Con questa procedura quindi il creditore rivolge la sua attenzione sia ai beni mobili appartenenti al debitore ma detenuti da terze parti, sia crediti che il debitore ha verso terzi.

Il processo di pignoramento presso terzi coinvolge necessariamente tre figure:

  1. Il creditore procedente, che agisce in qualità di parte attiva sia nel merito che nel procedimento.
  2. Il debitore esecutato, che rappresenta la parte passiva sia nel merito che nel procedimento.
  3. Il terzo pignorato, noto anche come “debitor debitoris”, che è coinvolto solo a livello procedurale.

Come funziona la procedura di pignoramento presso terzi

Questo processo coinvolge diverse fasi procedurali e diversi soggetti, ciascuno con un ruolo specifico. Di seguito, una descrizione dettagliata delle fasi procedurali e dei soggetti coinvolti.

  • Ottenimento del Titolo Esecutivo. Prima di avviare il pignoramento, il creditore deve essere in possesso di un titolo esecutivo che attesti l’esistenza del credito e la somma dovuta. Questo può essere un decreto ingiuntivo divenuto esecutivo, una sentenza giudiziale, o altro documento legale che conferisca al creditore il diritto di procedere all’esecuzione forzata.
  • Notifica al Terzo Pignorato. Il creditore, tramite un ufficiale giudiziario, notifica al terzo pignorato (ad esempio, la banca del debitore o il suo datore di lavoro) l’atto di pignoramento. Questo atto informa il terzo che deve trattenere le somme o i beni del debitore fino a nuova comunicazione.
  • Notifica al Debitore. Contestualmente l’atto viene notificato anche al debitore notiziandolo della data dell’udienza e degli strumenti che può utilizzare per evitare il pignoramento. Tra questi vi è la conversione del pignoramento.
  • Dichiarazione del Terzo. Entro un termine stabilito dalla legge, il terzo pignorato è tenuto a presentare una dichiarazione in cui specifica se e quali somme o beni appartenenti al debitore sono in suo possesso e se su di essi insistono altri diritti o pignoramenti, cessioni del credito o sequestri.
  • Iscrizione a ruolo. Ricevuta la dichiarazione ed entro il termine di 30 giorni dalla consegna dell’atto da parte dell’ufficiale giudiziario, il creditore deve procedere a iscrivere la causa nel ruolo del Tribunale ove ha sede il debitore.
  • Comunicazione al debitore e al terzo. Il creditore ottenuto il numero di ruolo dal Tribunale (ossia il numero che il Tribunale ha assegnato al fascicolo), il nome del Giudice incaricato e la data dell’udienza deve procedere a comunicare al terzo e al debitore dette informazioni nonché deve provvedere al deposito della comunicazione nel fascicolo prima della data dell’udienza che ha indicato nel suo atto introduttivo.
  • Liquidazione dell’Importo Dovuto. A seconda delle informazioni fornite dal terzo, verificati i presupposti, il giudice pronuncia una ordinanza di assegnazione somma a favore del creditore con la quale stabilisce l’ammontare esatto che il terzo dovrà versare al creditore. Questa somma corrisponde, ove possibile, all’importo dovuto dal debitore, inclusi gli interessi e le spese legali.
  • Soddisfazione del Credito e Rilascio. Una volta che il terzo ha versato la somma stabilita, il credito si considera soddisfatto e la procedura esecutiva si conclude.

Pignoramento presso terzi: quali crediti si possono pignorare e quali sono i limiti

Abbiamo visto che il pignoramento presso terzi è uno strumento legale utilizzato dai creditori per recuperare i crediti attraverso il sequestro di beni o somme di denaro che il debitore ha presso terzi. Questo processo può riguardare vari tipi di crediti, inclusi conti correnti bancari, stipendi e pensioni. Tuttavia, esistono specifici limiti legali a tutela del debitore, volti a garantire che questi mantenga un livello minimo di sostentamento.

Pignoramento del conto corrente bancario

Il pignoramento di un conto corrente bancario permette al creditore di accedere alle somme di denaro depositate dal debitore presso una banca. Questo tipo di pignoramento è particolarmente efficace perché può fornire al creditore un recupero immediato del credito.

Limiti: Nonostante la sua efficacia, il pignoramento del conto corrente è soggetto a limitazioni. La legge prevede che una quota del saldo disponibile sul conto corrente sia lasciata a disposizione del debitore, per garantire la copertura delle spese di vita essenziali.

Inoltre si specifica che se il conto corrente è cointestato con altro soggetto, il pignoramento può essere effettuato solo sulla quota del 50%. Un secondo limite al pignoramento del conto corrente è nel caso in cui, in esso, venga accreditato solo lo stipendio. La legge pone due ordini di limiti al pignoramento del conto corrente con lo stipendio:

  • Quanto alle somme che si trovano già depositate al momento dell’arrivo del pignoramento, queste possono essere pignorate solo per quella parte che eccede il triplo dell’assegno sociale ossia (448,07 euro) ossia 1.344,21 euro. Ad esempio, su un conto corrente con 2.000 euro, si può pignorare solo 655,79 euro (la differenza tra 2.000 e 1.344,21).
  • Quanto alle successive somme che vengono accreditate dal datore di lavoro, queste possono essere pignorate sino a massimo un quinto (1/5). Tuttavia se il creditore è l’Agenzia Entrate Riscossione, il pignoramento scende a: un decimo se lo stipendio è inferiore a 2.500 euro; un settimo se lo stipendio è superiore a 2.500 euro ma inferiore a 5.000 euro; per tutti gli stipendi superiori a 5.000 euro torna anche qui il limite massimo di un quinto.

Pignoramento dello stipendio

l pignoramento dello stipendio interviene direttamente sul salario percepito dal debitore, permettendo al creditore di trattenere una parte dello stipendio mensile fino alla copertura del debito.

Limiti: La legge stabilisce chiaramente che solo una frazione dello stipendio può essere soggetta a pignoramento, lasciando al debitore una porzione sufficiente a mantenere un adeguato standard di vita. La percentuale dello stipendio pignorabile dipende dalla legislazione specifica e può variare in base all’importo totale dello stipendio e ad altri obblighi finanziari del debitore, come il mantenimento dei figli. Inoltre, esistono soglie minime di esenzione, sotto le quali lo stipendio non può essere pignorato.

Pignoramento della pensione

Anche le pensioni possono essere soggette a pignoramento, ma con restrizioni simili a quelle applicate agli stipendi, per proteggere il sostentamento del debitore.

Se nel conto corrente è accreditata unicamente la pensione, valgono le stesse regole e limiti per il pignoramento del conto corrente con lo stipendio:

  • Le somme già depositate prima dell’avvio della procedura sono pignorabili solo nella parte che eccede 1.344,21 euro.
  • Gli emolumenti successivi sono pignorabili fino a massimo un quinto. Se il creditore è Agenzia Entrate Riscossione, il limite è di un decimo per pensioni fino a 2.500 euro; un settimo per pensioni fino a 5.000 euro.

Pignoramento presso terzi: quali sono i crediti che non possono essere pignorati

Ricevuta la notifica dell’atto di precetto, il debitore ha la possibilità di pagare spontaneamente nel termine di 10 giorni o in quello stesso termine può prendere contatto con il creditore per addivenire ad una definizione della sua posizione debitoria.

Se questo non dovesse accadere, il creditore come si diceva ha 90 giorni di tempo per avviare l’azione esecutiva e quindi notificare un atto di pignoramento mobiliare, presso terzi o immobiliare.

Pignoramento presso terzi: quali sono i crediti che non possono essere pignorati

La legge stabilisce specifiche protezioni per alcuni tipi di crediti e beni, escludendoli dalla possibilità di essere soggetti a pignoramento. Queste protezioni sono pensate per garantire che il debitore e la sua famiglia mantengano un minimo livello di sostentamento e dignità, anche in presenza di debiti. Di seguito, una panoramica dei crediti e delle entrate generalmente esenti da pignoramento:

  • Stipendi e Salari: Una parte dello stipendio o del salario è protetta dal pignoramento per assicurare che il debitore mantenga la capacità di provvedere alle proprie necessità di base e a quelle della famiglia. La quota esatta di stipendio o salario che può essere pignorata varia in base alla legislazione nazionale, ma generalmente si cerca di bilanciare il diritto del creditore di essere pagato con il diritto del debitore di mantenere un tenore di vita minimo.
  • Pensioni: Le pensioni sono spesso parzialmente o totalmente esenti da pignoramento, soprattutto quelle di vecchiaia, invalidità o sopravvivenza, fino a un certo importo che garantisca al debitore e alla sua famiglia un’esistenza dignitosa.
  • Indennità di Disoccupazione: Anche le indennità di disoccupazione sono generalmente protette dal pignoramento, riconoscendo la loro natura di sostegno vitale per il debitore in cerca di nuova occupazione.
  • Benefici Sociali e Sussidi: Molti tipi di assistenza sociale e sussidi governativi, come quelli destinati al sostegno dei minori, all’assistenza sanitaria o all’abitazione, sono esclusi dal pignoramento. Questo per garantire che i debitori più vulnerabili non vengano privati dei mezzi minimi di sussistenza.
  • Assegni di Mantenimento: Gli assegni destinati al mantenimento dei figli o del coniuge separato sono spesso protetti, riconoscendo il loro scopo essenziale di sostegno familiare.
  • Risarcimenti per Danni Fisici o Morali: Le somme ricevute come risarcimento per danni fisici o morali subiti sono generalmente esenti da pignoramento, in quanto destinate a compensare perdite personali non economiche o spese mediche.

Problemi di debiti: perché è importante farsi assistere da un avvocato
per la gestione del sovraindebitamento.

Pignoramento preso terzi: tutte le novità introdotte dalla riforma cartabia e dall’ultimo decreto legge

Con la riforma del processo civile della Ministra Cartabia dal 22 giugno 2022 cambia anche il pignoramento presso terzi.

La prima modifica ha riguardato l’art. 543 c.p.c, che disciplina la forma del pignoramento, in base alla nuova formulazione, impone al creditore di notificare al debitore e al terzo l’avviso dell’iscrizione a ruolo e di depositare poi l’atto notificato nel fascicolo dell’esecuzione entro l’udienza di comparizione come indicata nell’atto.

Debitore e terzo devono quindi essere messi al corrente del numero di iscrizione della procedura.

La seconda riguarda il Foro competente nel caso in cui il debitore si una PA. L’art. 26 bis, comma 1 c.p.c prevede infatti che dal 22 giugno 2022 sarà competente per l’esecuzione forzata “il giudice del luogo dove ha sede l’ufficio dell’Avvocatura dello Stato nel cui distretto il creditore ha la residenza, il domicilio, la dimora o la sede.”

Va segnalato però che da ultimo la procedura di pignoramento ha subito ulteriori modifiche. È stato pubblicato, infatti, sulla GU n. 52 del 2 marzo 2024 il decreto legge che introduce “Ulteriori disposizioni urgenti per l’attuazione del Piano nazionale di ripresa e resilienza“(PNRR).

Le modifiche hanno riguardato diversi articoli quali:

  • art.546 cpc, primo comma: Obblighi del terzo. Il nuovo testo prevede che «Dal giorno in cui gli e’ notificato l’atto previsto nell’articolo 543, il terzo e’ soggetto agli obblighi che la legge impone al custode relativamente alle cose e alle somme da lui dovute, nei limiti dell’importo del credito precettato aumentato di 1.000,00 euro per i crediti fino a 1.100,00 euro, di 1.600,00 euro per i crediti da 1.100,01 euro fino a 3.200,00 euro e della meta’ per i crediti superiori a 3.200,00 euro.».
  • Art. 551-bis (Efficacia del pignoramento di crediti del debitore verso terzi), inserito dopo l’art. 551 cpc.
  • Art. 551-bis (Efficacia del pignoramento di crediti del debitore verso terzi), inserito dopo l’art. 551 cpc.
  • Art. 553 (assegnazione e vendita dei crediti).

Come si può bloccare un pignoramento presso terzi

Bloccare un pignoramento presso terzi, come quello di un conto corrente, stipendio, o pensione, può essere una necessità per il debitore che cerca di gestire le proprie finanze in una situazione di difficoltà economica. Se il credito è dovuto uno dei modi può essere trovare un accordo con i creditori.

Accordo con i creditori

Passaggi per addivenire ad un accordo sono:

  • Valutazione della Propria Situazione Finanziaria: Prima di avviare qualsiasi negoziazione, è fondamentale avere una chiara comprensione della propria situazione finanziaria. Questo include un elenco dettagliato di tutti i debiti, le entrate, le spese e gli asset disponibili.
  • Proposta di Accordo: Sulla base della valutazione finanziaria, il debitore può formulare una proposta di accordo che può includere piani di rientro rateale, riduzione dell’importo del debito, o la sospensione temporanea dei pagamenti. La proposta dovrebbe riflettere ciò che il debitore è realisticamente in grado di pagare.
  • Trattativa: La proposta viene presentata al creditore per avviare la negoziazione. È importante mantenere una comunicazione aperta e costruttiva, dimostrando la volontà di trovare una soluzione equa.
  • Formalizzazione dell’Accordo: Una volta raggiunto un accordo, è cruciale formalizzarlo per iscritto. L’accordo dovrebbe specificare i termini del pagamento, le eventuali condizioni particolari, e le garanzie per entrambe le parti.

Opposizione al pignoramento

Ricevuto l’atto di precetto il debitore può anche ritenere che la somma ivi indicata non sia dovuta.

Per contestare il fondamento del diritto del creditore all’esecuzione o l’importo del credito richiesto, il debitore ricevuta la notifica del precetto deve avviare la cd “opposizione ai sensi dell’articolo 615 del Codice di Procedura Civile”. Con l’opposizione all’esecuzione il debitore si oppone alle ragioni del diritto del creditore e, quindi, alla validità del titolo esecutivo. 

Opposizione agli atti esecutivi

L’articolo 617 del Codice di Procedura Civile prevede la possibilità per il debitore di opporsi agli atti esecutivi, inclusi il titolo esecutivo e il precetto, focalizzandosi in particolare sulle irregolarità formali.

L’opposizione a precetto rappresenta lo strumento legale concesso al debitore al quale è stato intimato l’adempimento tramite il precetto stesso. Questo meccanismo permette di avviare un processo di verifica per stabilire l’illegittimità o l’inesistenza, sia dal punto di vista formale che sostanziale, del diritto perseguito dal creditore attraverso l’esecuzione forzata. In questo caso l’opposizione agli atti esecutivi va fatta entro 20 giorni dalla ricezione del precetto. Un esempio di irregolarità formale si ha nel caso in cui nel precetto non sia indicato il termine di 10 giorni perché il debitore possa adempiere spontaneamente.

Pignoramento presso terzi: come il nostro studio legale può aiutarti

Ricevuto un pignoramento è importante che il debitore proceda tempestivamente a consultare un professionista il quale dovrà procedere ad una analisi della documentazione notificata verificando quindi i presupposti della azione e la correttezza della stessa. A seguire potrà formulare la propria proposta di azione che può essere quella di contestare il pignoramento in quanto non ne sussistono le condizioni ovvero di valutare la definizione di una intesa con il creditore.

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