Prescrizione delle cartelle esattoriali: come funziona

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INDICE DEI CONTENUTI
1. Cosa si intende per prescrizione delle cartelle esattoriali
2. Quando vanno  in prescrizione le cartelle esattoriali
3. Quando va in prescrizione il pagamento della Tari
4. Da quando inizia a decorrere la prescrizione
5. Come si fa a capire se una cartella esattoriale è prescritta
6. Come si fa a cancellare una cartella esattoriale prescritta
7. Quali sono le cartelle esattoriali che si possono rottamare: tutte le novità 2023 e 2024
8. Cosa è escluso dalla rottamazione delle cartelle esattoriali?
9. Cartelle sotto i 1000 euro: Decreto Milleproroghe
10. Prescrizione delle cartelle esattoriali: come il nostro studio legale può aiutarti


ASCOLTA L’INTRODUZIONE


Cosa si intende per prescrizione delle cartelle esattoriali

La cartella di pagamento è l’atto con il quale l’Agenzia delle Entrate – Riscossione richiede il pagamento delle somme risultate a debito del contribuente a seguito dell’attività di controllo dell’ente creditore quale, ad esempio, l’Agenzia delle Entrate, l’Inps o i Comuni.

Tuttavia anche l’Agenzia delle Entrate – Riscossione ha un termine entro il quale deve esercitare  il suo diritto di credito nei confronti del contribuente, trascorso il quale perde la legittimità ad avanzare richieste rendendo illegittimi gli atti eventualmente compiuti.

Tecnicamente si dice che il diritto di prescrive.

Quando vanno  in prescrizione le cartelle esattoriali

Quando vanno in prescrizione le cartelle esattoriali per i tributi erariali

Va precisato che quando si parla di cartelle esattoriali non sussiste un unico termine di prescrizione in quanto è diverso a seconda della natura della somma che non è stata pagata dal contribuente. Ecco quindi che se la cartella esattoriale ha ad oggetto le imposte sui redditi (IRES e IRPEF), l’IRAP e l’IVA secondo l’orientamento giurisprudenziale oggi maggioritario, il termine di prescrizione è di 10 anni.

Quando vanno in prescrizione le cartelle esattoriali per i tributi locali

Per i tributi locali (IMU, TASI, TARI, TARSU), invece, si registrano “dubbi” se opera la prescrizione di 10 o 5 anni anche se, sul punto, la Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 31260, pubblicata il 6 novembre 2023 è intervenuta sottolineando “la prescrizione quinquennale dei crediti relativi ai tributi locali, nella fattispecie l’Ici e la Tarsu, oggi sostituite rispettivamente dall’Imu e dalla Tari”.

Attenzione però che le cartelle esattoriali contengono l’intimazione di pagare non sole l’importo dovuto per le imposte ma anche le connesse sanzioni tributarie. Ebbene anche le sanzioni tributarie sono soggetteal termine di prescrizione che è di 5 anni.

Quando va in prescrizione il pagamento della Tari

La TARI è quel tributo che viene richiesto ai contribuenti per finanziare i costi relativi al servizio di raccolta e smaltimento dei rifiuti ed è dovuta da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo locali o aree scoperte suscettibili di produrre per l’appunto rifiuti.

Rientrano nella categoria dei tributi locali le amministrazioni possono richiedere il pagamento nel termine di 5 anni.

Da quando inizia a decorrere la prescrizione

Fermo quanto sopra è ora interessante capire, però, da quando decorre il termine di prescrizione.

Ebbene sul punto il dato normativo da cui partire è l’articolo 2935 del codice civile ai sensi del quale “la prescrizione decorre dal momento in cui il diritto può esser fatto valere che non è il momento in cui può procedersi ad esecuzione forzata”.

Nel caso di cartelle esattoriali è dalla loro notifica che inizia a decorrere il termine di prescrizione.

Questo è quanto ribadito anche dalla Corte di Cassazione con sentenza 30718 del 2022.

Come si fa a capire se una cartella esattoriale è prescritta

Per comprendere se una cartella è prescritta basta solo verificare la data in cui è stata ricevuta, ossia la data di notifica. 

Il problema potrebbe porsi nel caso in cui non si possieda la cartella esattoriale, perché smarrita o mai ricevuta.

In tal caso il contribuente potrà chiedere l’estratto di ruolo recandosi dal quale riceverà indicazione della data in cui gli è stata notificata.

Problemi di debiti: perché è importante farsi assistere da un avvocato
per la gestione del sovraindebitamento.

Come si fa a cancellare una cartella esattoriale prescritta

Se il contribuente verifica che la cartella che gli è stata notificata in realtà è prescritta ha degli strumenti per poter far valere le proprio ragioni.

In primis egli può agire in “autotutela” rivolgendo la propria richiesta direttamente all’ente impositore (ad esempio il Comune) il quale potrà annullare in tutto o in parte il debito. In tal caso invierà all’Agenzia della Riscossione lo “sgravio” in modo tale che essa  “elimini” il tributo prescritto dalla cartella. A tal riguardo va specificato però che non viene sospesa l’esecutività della cartella o i termini per presentare ricorso al Giudice, di cui infra.

RICORSO AL GIUDICE

Dalla notifica della cartella di pagamento decorre, ferma comunque l’eventuale istanza in autotutela, il termine di 60 giorni per presentare ricorso all’autorità giudiziaria.

Attenzione però che l’autorità giudiziaria è diversa a seconda della natura del tributo.

Ecco quindi che il contribuente deve rivolgersi:

  • alla Commissione tributaria provinciale: per le imposte;
  • al Giudice di Pace: per le contravvenzioni per violazione del codice della strada;
  • il Tribunale ordinario, sezione lavoro: per i contributi previdenziali.

Diversamente, se è già in corso un pignoramento, il ricorso va sempre presentato prima al giudice dell’esecuzione del tribunale ordinario il quale si occuperà poi di disporre l’eventuale sospensione dell’esecutività della cartella e di rinviare al giudice competente.

Quali sono le cartelle esattoriali che si possono rottamare: tutte le novità 2023 e 2024

La legge di Bilancio 2023 ha previsto lo stralcio dei carichi fino a 1.000 euro affidati all’Agenzia delle Entrate, nota anche come rottamazione quater delle cartelle esattoriali e prevede la possibilità di pagare in forma agevolata i debiti affidati all’Agenzia delle Entrate – Riscossione (AdER) dal 1° gennaio 2000 al 30 giugno 2022.

La rottamazione delle cartelle fa sì che vengano stralciate le somme dovute a titolo di interessi iscritti a ruolo, sanzioni, interessi di mora e aggio.

Pertanto chi aderisce alla rottamazione deve pagare soltanto le somme dovute a titolo di capitale, quelle maturate a titolo di rimborso spese, quelle per le procedure esecutive. 

Inizialmente erano state previste delle scadenze che il “Decreto Milleproroghe” ha comunque posticipato, come si vedrà in seguito.

Quindi   chi ha aderito al piano di rottamazione 2023 ha potuto scegliere di pagare:

  • in soluzione unica entro il 31 ottobre 2023;
  • rateizzando il debito in un massimo di 18 rate, di cui le prime due con scadenza il 31 ottobre e il 30 novembre 2023;
  • le restanti 16 rate, ripartite nei successivi 4 anni, andranno saldate il 28 febbraio31 maggio31 luglio e 30 novembre di ciascun anno, a decorrere dal 2024.

Cosa è escluso dalla rottamazione delle cartelle esattoriali?

Dalla definizione agevolata sono esclusi i seguenti debiti affidati agli agenti della riscossione:

  • Le risorse proprie tradizionali e l’Iva riscossa all’importazione;
  • Le somme dovute a favore di recupero di aiuti di Stato;
  • I crediti derivanti da condanne da parte della Corte dei Conti;
  • Le multe, le ammende e le sanzioni pecuniarie dovute a seguito di provvedimenti e sentenze penali di condanna.

Le sanzioni diverse da quelle irrogate per violazioni tributarie o per violazione degli obblighi relativi ai contributi e ai premi dovuti agli enti previdenziali.

Cartelle sotto i 1000 euro: Decreto Milleproroghe

La Legge di conversione del Decreto “Milleproroghe” ha disposto significativi interventi in materia di Definizione agevolata delle cartelle e inosservanza dell’obbligo vaccinale.

Ecco quindi che il Decreto Milleproroghe ha fissato una nuova scadenza per il versamento delle rate della rottamazione quater che riguarda tutte e tutti coloro che hanno aderito alla definizione agevolata delle cartelle.

Pertanto le nuove scadenze da prendere in considerazione per la I° e II° rata (quelle inzialmente previste con scadenza ottobre e novembre 2023) e la III° rata del 28 febbraio 2024 erano state posticipate al 15 marzo.

Alla proroga si aggiunge anche la canonica tolleranza dei 5 giorni: l’ultima chiamata per non perdere i benefici della definizione agevolata è, quindi, il 20 marzo. Alla luce del nuovo disposto, i debitori che hanno trasmesso l’istanza di rottamazione quater non possono essere considerati morosi fino al 20.03.2024, limitatamente alle partite rottamate, per cui gli stessi possono procedere all’utilizzo in compensazione dei crediti d’imposta.

Prescrizione delle cartelle esattoriali: come il nostro studio legale può aiutarti

Quindi se il contribuente si vede notificare una cartella di pagamento è importante che si informi tempestivamente per capire se vi sono tutti i presupposti perché l’Agenzia delle Entrate riscossione possa procedere in tal senso. Si ricorda infatti che l’ente della riscossione oltre che con il pignoramento presso terzi potrebbe anche procedere con il fermo amministrativo ovvero con l’iscrizione ipotecaria sul bene immobile.

Se vuoi approfondire l’argomento, nel sito puoi trovare altri articoli.

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