Rassegna stampa: Corriere della sera del 5 luglio 2018

Elisa Boreatti

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LA STORIA
Sposa la badante e vola in Ecuador: pensionato prigioniero del divorzio
Battaglia legale dopo il trasferimento, il 73enne non può lasciare il Sudamerica. Con una pensione di 1.300 euro l’anziano non riesce a pagare l’assegno richiesto
di Gianni Santucci

Erano una famiglia, nel marzo del 2014, e per questo decisero di lasciare l’Italia: il pensionato milanese, 73 anni, e l’ex badante di sua madre, 39 anni, che aveva sposato nel 2001 e dalla quale poco dopo aveva avuto un figlio, che ormai ha 16 anni. A quel tempo, dunque, decisero di lasciare Milano e trasferirsi in Ecuador, Paese d’origine della donna, dove però l’unione s’è rotta: è iniziata una causa di divorzio, sono seguite denunce, procedimenti incrociati in una battaglia familiare e giudiziaria che oggi, come conseguenza ultima, ha generato un esito paradossale. Il pensionato si ritrova senza più una famiglia e, di fatto, «prigioniero» nel Paese sudamericano, imbrigliato tra due cause di divorzio aperte in parallelo da una parte e dall’altra dell’oceano.
Perché la donna ha avviato anche un’altra azione giudiziaria (con addebito, dunque con richiesta degli alimenti) a Milano: una causa nella quale il pensionato, su cui pende un divieto di abbandonare l’Ecuador, non può venire di persona né ad assistere, né a difendersi. Il matrimonio inizia a deragliare abbastanza presto, dopo il trasferimento in Sud America. Le tappe sono ricostruite in una lunga memoria difensiva che l’avvocato Gennaro Colangelo, che assiste «a distanza» il pensionato, ha da poco depositato davanti alla IX sezione civile del Tribunale di Milano. A fine 2014, la signora denuncia il marito per un’aggressione e per maltrattamenti, ma dopo gli approfondimenti della polizia la situazione viene ribaltata ed è la donna a uscirne con un provvedimento a suo carico, che la obbliga a star lontana dall’ex marito.
Nel frattempo, parte anche la causa di divorzio, che obbliga il pensionato a lasciare la casa almeno per sei mesi (così stabiliscono le leggi locali). L’uomo paga un primo assegno di mantenimento, la donna chiede al Tribunale un aumento e le viene accordato (l’ultima somma arriva a poco più di 560 dollari ecuadoriani). E qui si arriva al primo snodo critico: perché l’uomo, solo in un Paese straniero, con tutte le spese per mantenersi, e potendo contare sulla sua sola pensione (poco più di 1.300 euro), non è stato in grado di pagare l’intera somma. Così è stato di nuovo denunciato dall’ex moglie (per omesso adempimento) e da lì è scattato il provvedimento dei giudici: divieto di lasciare il Paese.
In Ecuador la donna ha un lavoro, ha acquistato una casa e da tre anni di fatto risiede regolarmente con il figlio (che dopo il trasferimento non ha mai lasciato il Sud America), ma alla giustizia italiana l’ex badante chiede ora la separazione, l’affido esclusivo del figlio, un assegno di mantenimento per il ragazzo (500 euro) e uno per lei (400). Nella memoria difensiva dell’avvocato Colangelo si spiega prima di tutto che esiste già una causa di separazione in Ecuador e poi si accenna al fatto che la donna ha comunque mantenuto una residenza in Italia: che può «essere indice di un progetto portato avanti negli anni e preordinato ad ottenere un doppio mantenimento dal marito». E ancora: «Si ricorda che il tribunale ecuadoriano ha già provveduto in tal senso e che, per di più, in tal modo l’uomo è impossibilitato ad uscire dal Paese, considerato che non era in grado di farvi fronte e di questo l’ex moglie era ben consapevole».
5 luglio 2018 | 22:00
© RIPRODUZIONE RISERVATA

 

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