Revoca decreto ingiuntivo: cos’è e come è possibile ottenerla

Elisa Boreatti
Condividi con
LinkedIn
Email
Print

INDICE DEI CONTENUTI
1. Revoca decreto ingiuntivo: Cos’è e come è possibile ottenerlo
2. Cos’è la revoca del decreto ingiuntivo
3. Quando avviene la revoca del decreto ingiuntivo
4. Come si può ottenere la revoca del decreto ingiuntivo
5. Quando non è possibile effettuare la revoca del decreto ingiuntivo
6. Cosa succede quando avviene la revoca del decreto ingiuntivo dopo il versamento delle somme da parte del debitore
7. Revoca del decreto ingiuntivo: chi sostiene il pagamento delle spese processuali
8. Revoca del decreto ingiuntivo cosa cambia dopo la riforma cartabia: novità introdotte


Quando avviene il blocco del conto corrente

Il decreto ingiuntivo è un provvedimento “senza giudizio e senza contraddittorio”. La revoca del decreto è invece il provvedimento pronunciato all’esito di un giudizio di opposizione ove il debitore ha potuto esercitare il proprio diritto di difesa. In particolare, la revoca del decreto ingiuntivo, ossia di quel provvedimento giudiziale che un creditore ha ottenuto nei confronti del debitore e in forza del quale il Giudice gli ha ingiunto il pagamento di una somma di denaro oltre agli interessi, alle spese di procedura e ai compensi, è un atto che viene pronunciato sempre da un giudice. Tuttavia, questo giudice, dopo aver consentito al debitore di esercitare il proprio diritto di difesa nell’ambito di un giudizio di opposizione, “pone nel nulla” il decreto ingiuntivo precedentemente emesso.

Cos’è la revoca del decreto ingiuntivo

Il debitore che ritiene che la richiesta di pagamento ingiunta non sia corretta può avviare un’azione giudiziaria per contestare la richiesta di pagamento rivoltagli dal creditore. Tecnicamente il legislatore definisce questa fase di “opposizione al decreto ingiuntivo”.

Due precisazioni.

La prima è che il debitore deve presentare l’opposizione entro un preciso termine, ossia quaranta giorni che decorrono dalla notifica del decreto stesso, pena l’inammissibilità della fase di opposizione stessa, salvo che non sussistano i presupposti per la cosiddetta opposizione tardiva (articolo 650 c.p.c.).

La seconda, l’azione di opposizione, al pari di quella monitoria, è regolamentata nel codice di procedura civile.

Sei in una situazione fallimentare e non sai cosa fare?
Affidati al nostro Studio legale: contattaci per una consulenza.

Quando avviene la revoca del decreto ingiuntivo

Il decreto ingiuntivo, come detto in altri articoli che troverete nel sito (“Cosa fare quando si riceve un Decreto Ingiuntivo” e “Saldo e stralcio dopo decreto ingiuntivo: la guida completa“) viene pronunciato dal Giudice (Giudice di Pace o Tribunale a seconda dell’importo che viene richiesto) tenendo in conto della sola richiesta e documentazione presentata dal creditore. Il provvedimento finale, quindi, viene pronunciato in assenza di contraddittorio con il soggetto al quale viene ingiunto il pagamento della somma e di cui viene a conoscenza solo nel momento in cui gli viene notificato. Detto in altri termini: al debitore, prima di questo momento, non è data la possibilità di poter “dire la sua” in merito alla richiesta di pagamento.

Qui oggi vediamo quali sono i motivi per i quali il debitore potrebbe avviare un giudizio di opposizione al decreto ingiuntivo notificatogli, quale rapporto si viene ad instaurare tra il giudizio monitorio e quello di merito e quali potrebbero essere gli esiti di detto giudizio.

Come si può ottenere la revoca del decreto ingiuntivo

Notificato nel termine di legge l’atto di opposizione e iscritta la causa a ruolo, il debitore avvia un vero e proprio giudizio di merito. Il legislatore per definire l’avvio di questa fase così scrive “quando l’azione viene promossa”. Questo vuol dire che il debitore che contesta la pretesa creditoria lo fa dando impulso ad una fase che non è autonoma rispetto a quella monitoria, ma ne è la naturale prosecuzione attraverso le forme dell’ordinario giudizio. Processualmente quindi da una iniziale fase sommaria si prosegue con un ordinario giudizio a cognizione piena ove il debitore opponente ha l’onere di provare, in contraddittorio con il creditore, le ragioni che sorreggono la contestazione alla richiesta di pagamento che gli è stata rivolta con la notifica del decreto ingiuntivo.

Il Giudice in questa fase non deve limitarsi a verificare solo se il decreto ingiuntivo sia stato pronunciato legittimamente (ossia in presenza delle condizioni previste dalla legge), ma deve accertare (proprio e anche) la pretesa fatta valere dal creditore. E tale valutazione va compiuta a prescindere dall’esistenza del decreto ingiuntivo, proprio perché questo è stato un provvedimento pronunciato dal giudice deputato alla fase monitoria sulla base di una cognizione cosiddetta sommaria della domanda.

Quando il giudice ritiene l’opposizione fondata, pronuncia la revoca del decreto ingiuntivo ed esso viene sostituito dalla sentenza pronunciata. Questo ha come ulteriore conseguenza il fatto che gli atti esecutivi compiuti dal creditore, che aveva ottenuto un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo e che li aveva avviati nelle more del termine di quaranta giorni dell’opposizione, non hanno più alcun effetto.

Può anche accadere che il Giudice ritenga il giudizio di opposizione solo parzialmente fondato ovvero possa respingerla confermando il decreto ingiuntivo opposto. In tale ultima ipotesi il decreto acquista efficacia esecutiva e il giudice liquida le spese del solo giudizio di opposizione, tenuto conto che quelle relative al ricorso monitorio sono in esso liquidate. Il decreto acquista parimenti efficacia di titolo esecutivo se il giudizio di opposizione si conclude con una ordinanza di estinzione dello stesso.

Quando non è possibile effettuare la revoca del decreto ingiuntivo

Non è possibile procedere quando il debitore non può invocare a sostegno della sua domanda ragioni di merito o processuali da opporre all’ingiunzione che gli viene rivolta.

Con riferimento alle prime si fa riferimento a quelle situazioni in cui il debitore opponente è in grado di opporre e di provare quelli che tecnicamente sono definiti “fatti estintivi, modificativi o impeditivi della domanda di adempimento” che il creditore ha avanzato con la notifica del decreto ingiuntivo. I fatti posti in opposizione alla domanda attengono sostanzialmente alla fondatezza della domanda. Il debitore quindi potrebbe opporre e provare che è già intervenuto il pagamento ovvero che il diritto in forza del quale è richiesto l’adempimento è prescritto. Con riferimento ai secondi, quelli processuali o di rito, si fa riferimento a quelli che riguardano il profilo processuale (ad esempio l’incompetenza territoriale o per valore o per materia del giudice al quale il creditore ha chiesto la pronuncia del decreto ingiuntivo).

Cosa succede quando avviene la revoca del decreto ingiuntivo dopo il versamento delle somme da parte del debitore

Questa situazione si verifica in particolare quando il creditore ha ottenuto un decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo, in forza di questo ha avviato l’esecuzione in danno del patrimonio del debitore, ma al contempo sono ancora pendenti i termini per l’opposizione. Oppure quando in prima udienza il Giudice della fase di opposizione ha concesso la provvisoria esecutorietà al decreto opposto e in forza di questo il decreto ingiuntivo viene messo in esecuzione.

Ebbene, in tali situazioni l’azione di espropriazione è vero che viene avviata in forza di un decreto ingiuntivo esistente, ma è altrettanto vero che esso è stato opposto e quindi il debitore ha chiesto ad un altro giudice di valutare la fondatezza della pretesa creditoria. Ecco quindi che se il decreto dovesse venire revocato verrebbe meno il titolo in forza del quale è stato chiesto il pignoramento, con la conseguenza che il creditore dovrebbe restituire i soldi salvo l’ulteriore richiesta di risarcimento danni che il debitore potrebbe formulare nei suoi confronti.

Revoca del decreto ingiuntivo: chi sostiene il pagamento delle spese processuali

Sul punto si segnala che la Corte di Cassazione, con sentenza 24482/2022, ha statuito che se il giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo si è concluso con la revoca dello stesso, per stabilire se le spese della fase monitoria siano dovute o meno è necessario guardare alla lite nel suo complesso. Questo vuol dire che l’accoglimento parziale o totale dell’opposizione avverso il decreto ingiuntivo, sebbene comporti la sua revoca, non comporta necessariamente il venir meno del debito ingiunto al pagamento delle spese della fase monitoria.

Revoca del decreto ingiuntivo cosa cambia dopo la riforma cartabia: novità introdotte

La Riforma Cartabia ha introdotto importanti novità nell’ambito del processo civile.

Tra i procedimenti coinvolti vi è anche quello del giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo, giudizio che, se concluso con una sentenza di accoglimento, comporta la revoca del decreto stesso.

A far data dal 30 giugno 2023, in caso di giudizio di opposizione a decreto ingiuntivo notificato dal debitore nei termini di legge, il soggetto che ha depositato il ricorso monitorio deve, a condizione di procedibilità, avviare il procedimento di mediazione.

Questo vuol dire che se il Giudice verifica l’inerzia della parte deputata ad adempiere a tale condizione, prima della prima udienza o a quella di rinvio, può:

  • Rilevare l’improcedibilità della domanda presentata in sede monitoria.
  • Pronunciarsi sulla liquidazione delle spese.
  • Disporre la revoca del decreto ingiuntivo.

A seguito della Riforma Cartabia, pertanto, la revoca del decreto ingiuntivo opposto si ha in due situazioni:

  • Quando viene pronunciata la sentenza dal Giudice all’esito del giudizio di opposizione.
  • Per mancato esperimento del procedimento di mediazione da parte del soggetto che ha depositato il ricorso per decreto ingiuntivo (il creditore).

LA NOSTRA CONSULENZA SU SALDO E STRALCIO

Richiedi la nostra consulenza

Naviga tra gli articoli che trattano argomenti simili

CATEGORIE

Sei in un soggetto sovraindebitato?
Risolvi la tua situazione!

Compila il modulo per richiedere una consulenza gratuita e senza impegno.

ISCRIVITI AL NOSTRO GRUPPO “Come fare per non morire più di debiti?”

SCOPRI DI Più