Ricorso per decreto ingiuntivo: cos’è e come funziona

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INDICE DEI CONTENUTI
1. Quali sono i requisiti per presentare un ricorso per decreto ingiuntivo
2. Come fare il ricorso per decreto ingiuntivo
3. Dove viene depositato il ricorso per decreto ingiuntivo
4. Cosa succede e quali sono i possibili esiti dopo aver presentato il ricorso per decreto ingiuntivo
5. Decreto ingiuntivo non provvisoriamente esecutivo: in cosa consiste e quando avviene
6. Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo: in cosa consiste e quando avviene
7. Quando è necessario l’intervento di un avvocato quando si effettua il ricorso per decreto ingiuntivo
8. Che cosa può fare il debitore quando riceve un decreto ingiuntivo


ASCOLTA L’INTRODUZIONE


Il ricorso è lo strumento con il quale il creditore chiede al giudice, Tribunale o Giudice di Pace, la pronuncia a suo favore di un decreto ingiuntivo ossia di un provvedimento con il quale venga ingiunto al debitore il pagamento di una somma di denaro di cui il creditore stesso asserisca di essere creditore.

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per la gestione del sovraindebitamento.

Quali sono i requisiti per presentare un ricorso per decreto ingiuntivo

Tenuto in conto che il procedimento monitorio è un procedimento definito sommario in quanto il Giudice emette il decreto ingiuntivo sulla base delle sole istanze e prove prodotte dal creditore. D’altro canto proprio per questo l’onere probatorio richiesto a quest’ultimo è più rigoroso atteso il suo ricorso viene emesso solo se il credito per cui viene chiesto il decreto è certo, liquido ed esigibile. 

Il credito è certo quando vi è una prova scritta.

Il credito è esigibile quando è scaduto. Infine, il credito è liquido quando è determinato nel suo ammontare, oppure determinabile con un semplice calcolo aritmetico.

Come fare il ricorso per decreto ingiuntivo

In primis il creditore che vuole procedere con la tutela del proprio credito avvalendosi della procedura monitoria deve accertarsi di avere un “credito certo, liquidito ed esigibile nei termini anche abbiamo visto nei paragrafi precedenti”.

Successivamente deve verificare il luogo di residenza o la sede del debitore in quanto questo dato gli serve se deve avvalersi del cd foro generale per il deposito del  ricorso. Se così non fosse, tale dato gli sarebbe comunque necessario per la notifica del  ricorso e del decreto ingiuntivo una volta emesso.

Il contenuto del ricorso per decreto ingiuntivo si evince dal combinato disposto degli articoli 125 e 638 codice di procedura civile e deve contenere:

  • l’ufficio giudiziario (ossia il giudice competente, ad esempio Giudice di Pace di Genova o Tribunale di Savona);
  • le parti (le generalità di creditore e debitore, ossia nome e cognome, indirizzo, codice fiscale);
  • l’indicazione dell’avvocato del ricorrente oppure, quando è ammessa la costituzione di persona, la dichiarazione di residenza o l’elezione di domicilio nel comune dove ha sede il giudice adito;
  • l’oggetto (il credito azionato);
  • le ragioni della domanda;
  • le prove che si producono (ad esempio, la fattura o la cambiale su cui si fonda la pretesa);
  • la richiesta della provvisoria esecuzione se vi sono i presupposti per ottenerla (art. 642 c.p.c.);
  • le conclusioni (la richiesta di ingiunzione di pagamento);
  • la procura alle liti;
  • la sottoscrizione, nell’originale quanto nelle copie da notificare, dalla parte, se essa sta in giudizio personalmente, oppure dal difensore, che indica il proprio codice fiscale, il proprio numero di fax e l’indirizzo PEC.

Dove viene depositato il ricorso per decreto ingiuntivo

Due sono i requisiti che deve osservare il creditore nel momento in cui deve depositare il ricorso. Il primo è la competenza per valore. Il secondo è quella per territorio. Analizziamoli.

Competenza per valore: il ricorso deve essere depositato negli uffici del Giudice di Pace qualora il creditore abbia un credito fino ad euro 10.000. Se superiore il ricorso deve depositarlo dinnanzi al Tribunale.

Competenza per territorio ove con questa espressione si intende il luogo ove il creditore deve incardinare il giudizio bisogna fare in linea di principio riferimento alla residenza o al domicilio del debitore (o alla dimora se i primi sono sconosciuti). È quello che tecnicamente viene definito come il foro generale (articolo 18 codice di procedura civile).

Va però precisato che in tema di ricorso monitorio ove l’oggetto del ricorso è un credito pecuniario vi sono anche i cd fori alternativi e, pertanto, la competenza territoriale può essere individuata dal creditore anche avvalendosi di altri criteri. Pertanto quando si tratta di obbligazioni il creditore può far riferimento al luogo in cui è sorta l’obbligazione stessa o al luogo nel quale doveva essere eseguita (articolo 20 codice di procedura civile). Da prestare attenzione che se il debitore assume la qualifica di “consumatore”, il foro competente per il decreto ingiuntivo è stabilito sempre in base alla sua residenza e questa non è derogabile (articolo 33 del codice del consumo).

Cosa succede e quali sono i possibili esiti dopo aver presentato il ricorso per decreto ingiuntivo

Dopo la presentazione del ricorso, il giudice esamina la documentazione fornita.

Se il credito appare chiaro e fondato, il giudice emette un decreto ingiuntivo. Con questo atto il giudice ordina al debitore di pagare la somma dovuta o di adempiere alla prestazione richiesta immediatamente (decreto ingiuntivo immediatamente esecutivo) ovvero entro quaranta giorni.

Una volta emesso il creditore ha sessanta giorni di tempo per procedere alla notifica al suo debitore trascorsi i quali il decreto emesso diventa inefficace (articolo 644 codice di procedura civile). Tecnicamente si dice che il decreto è perento.

Se il debitore non presenta opposizione nel termine di quaranta giorni, il decreto diventa definitivo e quindi diventa titolo esecutivo e quindi il creditore può procedere, in assenza di pagamento da parte del debitore, con l’esecuzione forzata in suo danno.

Decreto ingiuntivo non provvisoriamente esecutivo: in cosa consiste e quando avviene

In base a quanto abbiamo appreso, il decreto ingiuntivo può essere classificato come provvisoriamente esecutivo o non provvisoriamente esecutivo. Questa distinzione dipende dal fatto che il debitore debba effettuare il pagamento immediatamente o entro quaranta giorni dalla notifica.

Decreto ingiuntivo provvisoriamente esecutivo: in cosa consiste e quando avviene

Vi sono delle situazioni previste dal legislatore ove al creditore viene data la possibilità di chiedere la concessione di un decreto provvisoriamente esecutivo.

Queste ipotesi – previste dall’articolo 642 codice di procedura civile – si hanno quando:

  • Il credito è fondato su cambiale, assegno bancario, assegno circolare, certificato di liquidazione di borsa, atto ricevuto da notaio o da altro pubblico ufficiale autorizzato. In tal caso è onere del creditore chiedere la concessione della provvisoria esecutorietà.
  • Vi è pericolo di grave pregiudizio nel ritardo, ovvero se il ricorrente produce documentazione sottoscritta dal debitore, comprovante il diritto fatto valere. In tal caso è il Giudice che valuta se concedere o meno la provvisoria esecutorietà.
  • Si verificano situazioni previste ex legge. In tal caso il decreto è per legge provvisoriamente esecutivo. A titolo di esempio, si pensi all’ipotesi in cui il decreto ingiuntivo sia stato emesso per il pagamento delle spese condominiali su istanza dell’amministratore di condominio sulla base dello stato di ripartizione approvato dall’assemblea (art. 63 c. 1 disp. att. c.c.), oppure per il mantenimento della prole (art. 316 bis c. 2,3 c.c.).

Quando è necessario l’intervento di un avvocato quando si effettua il ricorso per decreto ingiuntivo

La richiesta del decreto aggiuntivo senza avvocato è ammissibile soltanto per i crediti pretendibili dinanzi al giudice di pace, quando questo non supera l’importo di euro 1.100,00. Oltre, anche se l’importo rimane di competenza del Giudice di Pace, è indispensabile l’assistenza legale.

Che cosa può fare il debitore quando riceve un decreto ingiuntivo

Il debitore che riceve il decreto deve prestare attenzione all’ingiunzione che riceve.

Infatti non dobbiamo dimenticare che oltre a quella che intima il pagamento nei quaranta giorni vi è anche quella che lo intima immediatamente e qualora non vi dovesse provvedere il creditore sarebbe legittimato a procedere ad esecuzione forzata.

In ogni caso, a prescindere dalla natura del decreto notificato, il debitore ha comunque e sempre la possibilità di formulare nel termine di quaranta giorni dalla notifica, l’opposizione al decreto ingiuntivo contestando le ragioni del creditore.

Potrai trovare ulteriori informazioni e approfondimenti sull’argomento in questo articolo: “Opposizione al decreto ingiuntivo e gli effetti della riforma cartabia“.

Per qualsiasi altra richiesta puoi contattarci o visitare la pagina dell’area di attività sovraindebitamento dove potrai trovare ulteriori approfondimenti sui nostri servizi.

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