SITUAZIONE ECONOMICA COMPROMESSA: IL DEBITORE ha una via d’uscita?

Elisa Boreatti

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Una soluzione potrebbe derivare dall’analisi del debito

Al giorno d’oggi la situazione economico-finanziaria porta sempre più persone e più famiglie a non riuscire a far fronte ai debiti siglati nei confronti di banche e finanziarie e per cercare di farvi fronte molto spesso finiscono per aggravare ancor di più la loro posizione debitoria.

Come poter uscire da questo circolo vizioso che attanaglia il debitore?

Ad oggi esistono diverse realtà che offrono dei servizi di tutela dei debitori sotto forma di assistenza e di supporto e che, avvalendosi degli strumenti che la legge offre, consentono di risolvere ed appianare le difficoltà in capo ai debitori.

La tutela dei debitori passa innanzi tutto attraverso la consulenza sulla singola posizione debitoria, sull’assistenza volta ad azionare le soluzioni salva debiti ed ancora per la difesa dei debitori in ambito stragiudiziale prima e giudiziario poi nella fase patologica.

Le soluzioni possibili per uscire da una posizione debitoria opprimente sono divese e tra queste troviamo:

–          La possibilità di concludere accordi con i creditori a saldo e stralcio;

–          La rimodulazione dei piani di ammortamento;

–          Analisi dei tassi sui prestiti in corso, sugli interessi di mora e delle clausole contrattuali annesse;

–          Verifica circa la presenza di tassi usurai;

–          Verifica della possibile presenza di interessi anatocistici.

Tra tutte queste possibili tutele, quella che ha portato a maggiori benefici per i soggetti indebitati è quella prevista dalla legge n. 3 del 2012, nota anche come “legge anti-suicidi”, oggi ricompresa ed ampliata all’interno del nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza (D.Lgs 14 del 2019).

Grazie alla legge 3/2012, i soggetti ai soggetti che si trovano in stato di crisi da sovraindebitamento, concepito come una situazione di perdurante squilibrio tra le obbligazioni assunte ed il patrimonio prontamente liquidabile per farvi fronte e quindi la definitiva incapacità del debitore di adempiere regolarmente alle proprie obbligazioni, è stata data la possibilità di accedere a tre procedure che gli consentono di andare a ripianare la loro posizione debitoria e decorso un determinato termine poter ottenere l’esdebitazione.

Le procedure di cui alla legge anti-suicidi sono:

–          Il piano del consumatore;

–          L’accordo con i creditori;

–          La liquidazione del patrimonio.

Queste procedure sono state ampliate ed approfondite con il nuovo codice della crisi d’impresa e dell’insolvenza di cui al D.Lgs 14 del 2019, che doveva entrare in vigore il 15 agosto 2020, ma vista l’emergenza Covid-19 è stato in un primo momento posticipato al 1° settembre 2021.

Il legislatore, preso atto che l’emergenza sanitaria ha generato un enorme crisi economica, in prospettiva di un esponenziale crescita del debito, con il Decreto Ristori (D.L. 137 del 28 ottobre 2020 poi L. 176/2020) ha disposto l’entrata in vigore della parte del codice relativo all’insolvenza andando così ad inserire la possibilità di:

–          Richiedere l’esdeditazione del debitore incapiente;

–          Proporre procedure familiari;

–          Prevedere nell’ambito della proposta di piano del consumatore la falcidia e la ristrutturazione dei debiti derivanti da contratti di finanziamento con cessione del quinto dello stipendio, del trattamento di fine rapporto o della pensione e dalle operazioni di prestito su pegno.

La volontà di tali disposizioni è quello di mettere a disposizione della fascia più debole della popolazioni gli stumenti adatti per superare la crisi da sovraindebitamento e dare dunque l’opportunità di ripartire da zero per una nuova vita.

 

Studio Legale Boreatti Colangelo

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